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Dietrofront di Londra, diritti garantiti tre anni ai cittadini Ue

Il Governo britannico fa marcia indietro sulla minacciata stretta all’immigrazione e mette in chiaro che i diritti dei cittadini Ue verranno tutelati. Il nuovo ministro dell’Interno, Priti Patel, il mese scorso aveva annunciato che la libertà di circolazione sarebbe cessata immediatamente il giorno dopo Brexit il 31 ottobre, causando sconcerto tra i cittadini europei incerti sui loro diritti. La battagliera chiusura della Patel era in netto contrasto con la posizione di apertura del premier Boris Johnson, che aveva più volte detto che i cittadini Ue «sono i benvenuti» e aveva rassicurato i residenti in Gran Bretagna del loro diritto a restare.

L’annuncio della Patel era anche contrario alle regole concordate con la Ue che prevedono un periodo di transizione e tutele per i cittadini anche in caso di uscita senza accordo o “no deal” il 31 ottobre. La libera circolazione non può cessare automaticamente per decreto, hanno precisato gli esperti.

In seguito alla minaccia di azioni legali e alle proteste delle imprese il ministero dell’Interno ha ora cambiato tono e ha precisato ieri che i cittadini Ue che arriveranno in Gran Bretagna prima del 31 dicembre 2020 avranno il diritto di restare per tre anni.

Le nuove regole

La libera circolazione delle persone verrà però sostituita da un “permesso di soggiorno temporaneo” (Euro Temporary Leave to Remain) che i cittadini Ue dovranno richiedere. Prima di ottenerlo saranno soggetti a controlli più severi degli attuali per verificare che non abbiano precedenti penali. «Intendiamo riprenderci il controllo dei nostri confini – ha dichiarato la Patel -. I controlli saranno rigorosi per impedire a criminali di entrare in Gran Bretagna, e in futuro avremo un sistema di immigrazione a punti basato sul talento e le competenze delle persone e non sul loro Paese di origine».

Il ministero ha anche precisato che fino a inizio 2021 non ci sarà obbligo per i datori di lavoro o i proprietari di immobili, che sono tenuti a verificare il diritto di residenza di impiegati e inquilini, di distinguere tra cittadini Ue arrivati prima o dopo l’uscita di Londra dalla Ue.

«L’annuncio della fine della libera circolazione è stato un tentativo di conquistare le prime pagine dei giornali da parte della nuova responsabile degli Interni che chiaramente ignora come funziona il sistema – spiega Jonathan Portes, docente di Economia a King’s College London – . In realtà non può esserci una chiusura improvvisa ma la fase di transizione continuerà per molto tempo, così la confusione, temo».

Residenza permanente

Intanto procede a rilento il sistema di registrazione dei cittadini Ue residenti da tempo. Poco più di un milione di persone che vivono e lavorano in Gran Bretagna da oltre cinque anni, meno di un terzo del totale, hanno chiesto e ottenuto il “settled status” o diritto di residenza permanente. C’è tempo fino al 31 dicembre 2020 per fare domanda online e gratuitamente. Secondo il ministero dell’Interno le procedure sono rapide e semplici, ma numerosi problemi sono stati segnalati. La app per fare domanda online funziona solo su Android, quindi chi ha un iPhone deve recarsi in uno degli uffici del Comune abilitati e fare lunghe code per poter verificare la propria identità. Inoltre la concessione del “settled status” non prevede il rilascio di un documento o carta d’identità biometrica che dimostri il diritto di residenza permanente. Secondo l’Home Office è sufficiente avere “status digitale”, che può essere verificato online, per tutelare i diritti dei cittadini Ue. Alcuni temono però che la mancanza di un documento possa creare problemi in futuro e un deputato conservatore ha espresso il timore che i cittadini Ue diventino una “seconda Windrush generation”. Il riferimento è allo scandalo sui cittadini delle ex colonie arrivati in Gran Bretagna negli anni Cinquanta per lavorare, molti dei quali dopo decenni di residenza sono stati deportati perché non erano in grado di dimostrare il loro diritto a vivere nel Paese.

Cittadini Ue “in limbo”

Ancora più preoccupante è l’alto numero di cittadini Ue che hanno fatto domanda di “settled status” ma hanno ricevuto solo il “pre-settled status” – secondo gli ultimi dati disponibili il 42% in luglio rispetto al 34% di marzo. Si tratta di uno stato intermedio che di fatto lascia i cittadini Ue in un limbo e che li costringe poi a rifare tutta la procedura da capo se vogliono ottenere la residenza permanente. Alcuni esperti di immigrazione hanno espresso il timore che il ministero dell’Interno stia volutamente concedendo “pre-settled status” ai cittadini Ue a cui non vuole dare diritto di residenza permanente invece di rifiutare la loro domanda. Questo per evitare l’imbarazzo politico di dover giustificare un’alta percentuale di rifiuti in un momento così delicato, a poche settimane dalla data prevista di Brexit.

I cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna da meno di cinque anni hanno diritto solo al pre-settled status. Resta però il dubbio sui casi di numerosi cittadini che avrebbero il diritto alla residenza permanente ma non l’hanno ottenuta, ricevendo solo il gradino inferiore senza spiegazioni. «Il ministero dell’Interno sta parcheggiando oltre un terzo di chi fa richiesta in questo status temporaneo, senza garanzie sul futuro: una bomba a orologeria», afferma Nicolas Hatton di the3million, un gruppo che rappresenta i cittadini Ue in Gran Bretagna.

I cittadini italiani

I cittadini italiani sembrano particolarmente restii a fare la domanda. Sarebbero solo 120mila su oltre 700mila i connazionali che hanno chiesto il settled status. Molti, date le incertezze su Brexit, preferiscono aspettare che ci sia chiarezza. «Il mio consiglio ai concittadini è di fare la domanda di residenza permanente prima possibile, perché soprattutto in caso di no deal Brexit potrebbe esserci una corsa a ottenerla con relativi ritardi – afferma Raffaele Trombetta, ambasciatore d’Italia a Londra -. La situazione dei cittadini non ci preoccupa ma certamente ci occupa molto e stiamo intensificando i rapporti con la comunità italiana in tutto il Paese per informare e rassicurare i nostri connazionali».

Molti europei e tanti italiani hanno deciso comunque di lasciare la Gran Bretagna perché con Brexit il clima è cambiato e non si sentono più bene accetti. Questo trend continuerà, afferma Portes: «Prevedo che i flussi migratori dalla Ue si affievoliranno notevolmente perché il contesto incerto è un deterrente a venire in Gran Bretagna».

Nicol Degli Innocenti

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