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Dietrofront Ferrari: sede fiscale in Italia

Alle 18,30, dopo 36 ore di indiscrezioni non commentate, Fca smentisce con un comunicato di quattro righe l’intenzione di trasferire all’estero il domicilio fiscale di Ferrari, di pagare le tasse della Rossa fuori dall’Italia. «La stampa – dice il comunicato – ha riferito di voci secondo le quali Ferrari spa avrebbe allo studio il trasferimento della propria residenza fiscale all’estero. Si tratta di voci prive di fondamento. Non vi è alcun piano o intenzione di trasferire all’estero la residenza fiscale di Ferrari».
Una marcia indietro in piena regola anche se ufficialmente Torino e Maranello si erano limitate a non smentire le indiscrezioni che giovedì erano rimbalzate dall’America, dov’erano in corso gli incontri tra i banchieri e i vertici di Fca. Perché smentire con 36 ore di ritardo (nonostante le numerose richieste di chiarimento) una indiscrezione tanto destabilizzante per l’immagine del gruppo in Italia? E per quale motivo, se le voci erano davvero «prive di fondamento», non stroncarle subito? Più probabilmente i vertici di Fca hanno scelto di lasciare circolare l’indiscrezione per saggiare le reazioni in Italia dove un’analoga scelta compiuta all’atto della fusione tra Fiat e Chrysler, nei mesi scorsi, non aveva prodotto grandi proteste. Ma Fca è un’azienda globale, la somma di storie diverse. Ferrari invece continua ad essere vissuta come uno dei motivi di orgoglio della Penisola e l’idea che vada a farsi tassare i profitti a Londra non è stata digerita bene. Così nelle ultime ore sarebbe intervenuta anche la politica a cercare di far cambiare idea ai vertici di Torino. Che ieri pomeriggio hanno deciso di mettere la parola fine alle polemiche.
Chiuso in questo modo il capitolo sulla sede fiscale di Ferrari, rimane invece aperto quello dell’indagine della Consob sui «movimenti anomali» del titolo Fca negli ultimi due giorni. Sotto osservazione le ore a cavallo dell’annuncio del pricing del pacchetto da 87 milioni di azioni (estendibile a 100 milioni) vendute sul mercato Usa. Accanto a questa operazione Marchionne intende raccogliere 2,5 miliardi di dollari con un prestito convertendo a scadenza 2016 la cui cedola sarà del 7,8 per cento annuo. Il comunicato ufficiale con il prezzo delle azioni vendute sul mercato Usa è stato pubblicato all’alba di ieri mattina e annuncia un prezzo di 11 dollari, 8,8 euro per azione. Ma nella mattinata di mercoledì, quasi un giorno prima dell’annuncio, la vendita di un consistente pacchetto di Fca ha innescato la corsa al ribasso. Mercoledì il titolo era ancora vicino ai massimi di 11 euro. In due giorni ha perso oltre il 12 per cento allineandosi quasi al valore del pricing: ieri ha chiuso a 9,2. Chi ha venduto mercoledì mattina a 11 euro ha realizzato una consistente plusvalenza. Su questo movimento Consob ha acceso il faro.
Nel comunicato sul pricing, Exor conferma che farà la sua parte nel convertendo acquistando per 886 milioni di dollari per proteggersi dalla diluizione e mantenere la sua quota intorno al 30 per cento.
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