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Dietrofront di Atene: tagli confermati

Yannis Stournaras, il neo ministro delle Finanze greco, all’uscita dal colloquio con i funzionari della troika (Ue, Fmi e Bce) ha detto ai cronisti che lo assediavano fuori dal Megaro Maximou, il bianco edificio in stile neoclassico che ospita la sede del governo ad Atene, che «l’economia greca ha dovuto attraversare due difficili elezioni e il programma di risanamento è andato per certi aspetti fuori strada e per altri invece è sulla buona strada. Ma noi non chiederemo niente ai nostri creditori prima di averlo rimesso in carreggiata».

È una svolta importante quella del neo ministro delle Finanze, un economista liberista di grande valore e riconosciuto prestigio che ieri mattina ha giurato per l’insediamento e subito dopo si è recato all’appuntamento con la troika in vista del cruciale appuntamento di lunedì a Bruxelles: il difficile debutto all’Eurogruppo. Un cambio di rotta inatteso, perché finora il premier Antonis Samaras, il leader conservatore che guida un Governo di coalizione, anche se non aveva mai apertamente chiesto una rinegoziazione del Memorandum che prevede tagli di 11,6 miliardi per il biennio 2014-2015 da definire nel mese di luglio per ridurre il deficit, aveva fatto filtrare la richiesta di far slittare di due anni gli ulteriori tagli a pensioni e stipendi, congelare i 150mila licenziamenti dei dipendenti pubblici, ridurre le tasse, e poter godere di un aiuto extra per i redditi più bassi e disoccupati.

Tutti gli osservatori greci convenivano finora che il punto di maggior criticità del nuovo Esecutivo consisteva nel fatto che il premier Samaras avrebbe potuto essere tentato di concentrare le forze soprattutto sulla rinegoziazione del Memorandum invece che puntare sulle politiche di controllo dei costi pubblici (tra cui i conti della sanità e delle aziende pubbliche ) e sulla lotta all’evasione fiscale.

La frase di Stournaras, se non è una mossa tattica, rappresenta la consapevolezza che Atene ha capito che ha bisogno come l’aria della tranche di aiuti da 31,5 miliardi di euro, senza la quale il Paese andrebbe in default in poche settimane e che ogni passo falso potrebbe pregiudicare l’arrivo degli aiuti. Il governo Samaras ha solo 2 miliardi di euro in cassa, un’evasione fiscale record pari al 20% del Pil, un’economia al quinto anno di recessione, 150mila fallimenti di piccole e medie imprese una disoccupazione al 22 per cento. Continuare in un braccio di ferro con la troika potrebbe essere molto pericoloso.

Dopo il voto del 17 giugno la mina dell’uscita della Grecia dall’euro è scongiurata ma i problemi sono ancora tutti sul tavolo e ciò che lascia incerti gli analisti è se ci sia davvero nel governo Samaras una forte volontà politica di sciogliere i nodi di fondo dell’arretratezza economica del Paese. Ora il ministro Stournaras con le sue dichiarazioni sembra aver compreso che il tempo dei rinvii è finito. Il Governo greco è sotto pressione a causa delle tensioni sociali che l’austerità ha provocato ma si trova di fronte alla decisa resistenza dei partner europei sempre più stanchi dei continui rinvii greci. Stournaras adesso vuole convincere i partner Ue che Atene ha capito che questa è l’ultima chiamata.

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