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Dietro l’«Operazione-verità» Quanti dubbi in volo sull’Eurotower

Il fischio di inizio è stato dato. Da Francoforte è partita la grande Operazione-verità sulle banche europee, che ha come obiettivo finale la vigilanza unica della Bce.
Tre pilastri
«È l’inizio di un cambio di marcia» ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi annunciando l’avvio della Comprehensive assessment, cioè della «valutazione approfondita» dello stato di salute del sistema creditizio europeo. L’obiettivo dell’operazione è la «trasparenza dei bilanci» ha spiegato quindi Draghi. E l’affermazione la dice lunga su quando sia incompleta la fotografia dei conti aziendali anche per le diverse autorità di vigilanza nazionale. E non è un caso che nel comunicare le modalità delle verifiche il direttore generale per la stabilità finanziaria di Eurotower, Ignazio Angeloni, abbia per esempio specificato, parlando delle regole per identificare i crediti di dubbio esito, che nel caso di insufficienza di dati (cosa che non riguarda le banche italiane) si farà ricorso alle stime.
L’operazione avverrà su tre pilastri, come li definisce la Bce: il primo è l’analisi dei rischi di liquidità, indebitamento e finanziamento. Si tratta in pratica della cosiddetta vigilanza cartolare, che si fonda sull’esame dei documenti contabili inviati dalle stesse banche alle autorità di vigilanza. Il secondo, il più importante, è l‘Asset quality review, l’esame degli attivi: saranno passati al setaccio in modo «ampio e inclusivo» le esposizioni creditizie e ai mercati, le posizioni sia in bilancio che fuori bilancio e le esposizioni nazionali e sull’estero. Saranno poi inclusi i prestiti in sofferenza e ristrutturati nonché le esposizione verso debitori sovrani. Gli stress test infine che integreranno la valutazione degli attivi di fronte ad eventuali e ipotetiche situazioni di choc che non sono state però ancora identificate. Al termine delle tre verifiche, che saranno completate entro novembre del 2014, ci sarà il verdetto delle banche promosse e bocciate.
Il pressing
Le banche italiane «non hanno nulla da temere», ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Perché, innanzitutto, le regole di valutazione adottate dalla Bce sono quelle più rigorose già utilizzate dalla Banca d’Italia. Non ci dovrebbero cioè essere revisioni inattese in senso più restrittivo delle cifre già previste e ci dovrebbe essere quella uniformità di regole più volte invocata dagli istituti italiani che hanno sempre denunciato di essere svantaggiati nei confronti internazionali.
Certo è che gli esperti della Banca d’Italia, incaricati di partecipare alla definizione dello schema di regole per l’Asset quality review a Francoforte, si sono battuti a gran voce per sgombrare il terreno da possibili penalizzazioni. In particolare per l’accoglimento della più ampia classificazione già in vigore in Italia, delle partite deteriorate, cioè non solo dei crediti non rimborsati portati a perdita ma anche di quelli di incerto esito, nonché dei crediti strutturati a cui si aggiunge l’esclusione delle garanzie dal calcolo complessivo. Ciò certamente non allevia il pesante fardello delle sofferenze delle banche italiane ma accorcia le distanze con la situazione delle concorrenti estere, francesi, tedesche e spagnole in testa. Importante poi è l’annunciata severità nella valutazione dei prodotti derivati, quei titoli «tossici», difficilmente valutabili, che sono residuali nei bilanci delle banche italiane ma numerosi per esempio in quelle tedesche o francesi. Infine la valutazione dei titoli pubblici in portafoglio, che sarà fatta filtrando il valore di mercato che forse, ma non è stato ancora definito, rispunterà neglistress test. È un elemento significativo per la valutazione delle banche italiane che hanno acquistato titoli pubblici in gran quantità, anche se un investitore di spicco come Jp Morgan, in un suo rapporto, ha rilevato come solo l’8% dello stock dei titoli di Stato sia nel loro portafoglio e come la percentuale sia in calo. A sua volta gli analisti di Mizuho hanno osservato a proposito dell’alto livello di sofferenze che a fronte delle relative perdite previste, «le banche hanno aumentato le loro coperture in modo più che proporzionale». E che quindi «si può prevedere che l’esame della Bce non determinerà significative brutte sorprese».
I dubbi
«Mancano tutti i dettagli», hanno spiegato molti operatori di fronte alla reazione negativa della Borsa all’annuncio di Eurotower. L’incertezza, è stato aggiunto, non fa bene al mercato e per quel che riguarda all’Italia non consente di brindare per la tanto attesa unificazione dei criteri di lettura e valutazione dei bilanci. Tanto più che non mancano le «azioni da prendere» — soprattutto per rafforzare il capitale e potenziare gli accantonamenti — come il Governatore Ignazio Visco ha avvertito e tornerà ad avvertire nel suo intervento mercoledì alla Giornata del risparmio.
Tra le indicazioni che la Bce deve ancora dare c’è, per esempio, quella su quantità e qualità degli accantonamenti a fronte delle partite deteriorate e c’è poi da definire lo schema degli stress test finali. Per non parlare del confronto che si sta svolgendo a Bruxelles sul «dopo», cioè su chi e in che proporzione — Stato, Esm, azionisti, obbligazionisti — dovrà mettere i soldi nel caso di carenze di capitale di qualche banca, rispetto al requisito richiesto dell’8%.
Le trattative insomma proseguiranno e se possibile si intensificheranno nei prossimi mesi. Intanto si sta formando la squadra di Vigilanza della Bce, già stabilita per quel che riguarda il vertice, il Consiglio di sorveglianza unica nel quale per l’Italia siederà Fabio Panetta, vicedirettore generale di Bankitalia.

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