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Dietro lo scudo i governativi aumentano l’appeal

Prima le buone notizie. Negli ultimi giorni sono arrivati alcuni dei chiarimenti attesi dagli investitori. Dalla riunione dell’Eurogruppo, avviatasi con aspettative minori degli incontri precedenti, sono usciti risultati ben oltre le previsioni sui meccanismi di stabilizzazione dell’Eurozona (scudo anti-spread). Resta però da sciogliere il nodo delle risorse. Altre conferme sulla tenuta europea erano arrivate in precedenza con l’esito delle elezioni greche e l’avvio del salvataggio delle banche spagnole. Fine delle buone notizie.
Per il resto il quadro resta infatti problematico, per dirla con diplomazia. O, per dirla senza diplomazia come sono abituati a fare gli operatori, deteriorato. «L’estate appena iniziata – spiega Francesco Tarabini Castellani, country manager Italy e managing director di Vontobel Bank nella sua nota mensile di commento ai mercati – sarà calda, mentre le sfide aperte richiedono, anzitutto ai politici, spalle più larghe di quanto un essere umano possa avere. Dunque l’incertezza continuerà a regnare sovrana. I politici europei, i governi, le decisioni dei sistemi demografici vengono valutati dai mercati finanziari globali, che ragionano overnight, scontando ogni possibile scenario sulla brevissima distanza in positivo o in negativo».
L’asincronìa tra mercato e politica è una delle chiavi di lettura più efficaci per spiegare fasi di forte volatilità che si verificano anche in coincidenza con l’arrivo di “buone” notizie. Naturalmente, perché ciò avvenga deve sussistere una fragilità di fondo, che si spiega con l’azione congiunta di diversi fattori di lungo corso. In una recente tavola rotonda di R&Ca, social network riservato ai promotori finanziari, i partecipanti hanno individuato due minacce e due possibili “catalizzatori positivi”. Le prime sono rappresentate dal possibile ritorno in recessione degli Usa e da un eventuale hard landing della Cina. Tra gli aspetti favorevoli figurano invece un’eventuale “sorpresa al rialzo” per l’economia a stelle e strisce e/o una caduta dei prezzi delle materie prime, con effetti benefici in termini di riduzione dell’inflazione e crescita del reddito reale.
Rischio sovrano e andamento degli spread restano i termometri fedeli di questa condizione sospesa, seguiti con attenzione dai risparmiatori italiani per i quali i bond dell’area euro sono magna pars del portafoglio. Per questo – ha spiegato nella tavola rotonda di R&Ca Paolo Federici, country head Italia per Fidelity International – diventa basilare proteggere il portafoglio assicurandosi un’adeguata diversificazione valutaria attraverso obbligazioni governative a breve termine, quindi estremamente liquide, con altissimo merito creditizio».
«Nel migliore dei casi – concorda Didier Saint-Georges, componente del Comitato investimenti di Carmignac Gestion – la realizzazione di profondi aggiustamenti fiscali necessari per rimettere in piedi un’economia europea da 12.600 miliardi di euro richiederà parecchio tempo. La nostra strategia di investimento resta quindi ancorata alle stesse convinzioni che ci guidano dall’inizio di questa crisi: utilizzare un ampio ventaglio di strumenti per il controllo dei rischi e mantenere una struttura di portafoglio incentrata su zone e temi che offrono la migliore visibilità a medio termine». Altra mossa qualificante di Carmignac è l’aumento della ponderazione dei bond societari dei Paesi emergenti, che hanno dato prova di buona stabilità.
Si tratta di una scelta condivisa dai gestori di Edmond de Rothschild asset management (Edram): «Avevamo già raccomandato i corporate bond all’inizio del 2012 – spiegano infatti gli analisti parigini – e ci sono molte ragioni per cui questo segmento di mercato resta interessante. Ci concentriamo sulle aziende con vasta diversificazione territoriale di mercato e di business e preferiamo un buon titolo high yield a un cattivo investment grade».
Ma in attesa che le “tachipirine” somministrate ai mercati producano l’effetto sperato, Edram conferma le scelte prudenziali di portafoglio: come, titoli obbligazionari a parte, le posizioni sull’oro e sui titoli di miniere aurifere. Non si sa mai…

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