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Dietro il riassetto il futuro di Mps e Carige

A vedere la reazione euforica dei listini, appare chiaro quanto il mercato giudichi positivamente l’ipotesi della trasformazione delle popolari in Spa. I rialzi hanno interessato tutti i principali istituti popolari, da Bpm a Banco Popolare, da Ubi a Bper, da Creval a Pop Sondrio, con guadagni fino al 14 per cento.
Il ragionamento è semplice. Gli investitori vedono di buon occhio la cancellazione del voto capitario perchè aprirebbe la porta all’ingresso dei fondi di investimento nei capitali degli istituti. Verrebbero così incentivate operazioni straordinarie come gli aumenti di capitale e le fusioni, che i piccoli soci fanno molta più fatica a digerire.
Il mercato sta insomma pregustando un consolidamento tra banche che, secondo gli analisti di Equita, potrebbe portare a un rialzo superiore al 20%, fino a ieri non incorporato nei multipli. Senza contare, come segnalava Barclays ieri, che le banche italiane trattano a sconto del 50% sul proprio valore di libro, e quindi appaiono a buon mercato.
Difficile dire se alla fine la riforma si farà. Anche perchè il mercato delle popolari è da anni in attesa di una riforma della governance che è sempre stata affossata in parlamento. Non è un caso che Banca d’Italia e Bce spingano, più o meno formalmento per un consolidamento del settore, che rimane il secondo più frammentato d’Europa dopo quello tedesco.
«La percezione degli investitori è che vi sia una preferenza da parte dei regolatori per una maggior concentrazione nel mercato bancario italiano», spiega Matteo Ramenghi, strategist sulle banche Emea per Ubs. Tuttavia «questa pressione dovrebbe permanere anche in caso di rallentamenti sull’evoluzione della governance», aggiunge il capo-analista.
I casi Mps e Carige
Questa volta peraltro c’è un elemento in più che potrebbe spingere in porto la riforma, e spiegare forse l’accelerazione improvvisa del governo sul tema della cancellazione del voto capitario. Ed è l’urgenza di trovare una soluzione al problema della grande “malata” italiana, ovvero Mps, uscita con un deficit di capitale da 2,1 miliardi dagli esami della Bce e oggi alla ricerca di un partner.
È da qua – guarda caso una banca Spa – che potrebbe scattare l’ipotetico risiko bancario. I predatori, invece, potrebbero uscire proprio dalla cerchia del mondo delle popolari, al contrario uscito con buoni voti dal Comprehensive Assessment. Il nome che circola per l’acquisto di Siena è Ubi, una delle banche più patrimonializzate in Europa. Non è impossibile che una Spa entri in una popolare (del resto la stessa Ubi nasce dall’incorporazione di una Spa come Banca Lombarda nella popolare Bpu). Ma la trasformazione in Spa agevolerebbe l’istituto bergamasco nella ricerca di capitale fresco da investire nella ricapitalizzazione di Siena. Il cambio di governance di Ubi aiuterebbe un matrimonio anche qualora avvenisse con scambio di carta contro carta, a cui potrebbe seguire successivamente un aumento di capitale.
Discorso analogo si potrebbe fare per Carige, altra banca Spa che potrebbe essere oggetto di un salvataggio da parte di un’altra popolare solida come Bpm. In questo caso i rapporti di forza sono diversi, visto che la milanese capitalizza quasi cinque volte l’istituto ligure. Ma analogamente, il cambio di governance renderebbe più facile il deal. Non è escluso che la banca lombarda provi di nuovo la strada dell’aggregazione con Bper, altro istituto premiato dagli esami della Bce. Così come resta in pole position anche il Banco Popolare, che potrebbe acquisire Veneto Banca (anche se in questo caso ci sarebbe il problema dei prezzi, visto che i veneti non sono quotati).
Più piccolo, ma comunque, urgente è anche il caso di Banca Etruria, il cui capitale è oramai al di sotto dei minimi regolamentari. In questo caso la banca è da tempo alla disperata ricerca di un partner e ha già dato mandato al Cda per trasformarsi in Spa.
I contatti in corso
Ieri è stata una lotta contro il tempo, con incontri frenetici a livello istituzionali e un vertice anche tra Assopopolari e Banca d’Italia. Oggi il governatore Visco parlerà al comitato esecutivo Abi a Roma, in un incontro fissato da tempo. Inevitabile che il tema della riforma della governance finisca sul tavolo. Difficile d’altra parte prevedere l’esito delle mosse del governo, anche se da più parti nel mondo delle popolari si auspica che il governo scelga la strada del disegno di legge, e non quello, più tranchant, del decreto legge. In quel caso, forse, potrebbero essere esplorate strade alternative, che favorirebbero il cambiamento pur mantenendo il principio del voto capitario. Un’ipotesi è quella dell’innalzamento al 3% delle quote detenute dai fondi, o l’inserimento dell’obbligo di due o più posti nei Cda riservandoli ai fondi. È il modello della “popolare ibrida”, modalità già sperimentata negli statuti di Bpm e Ubi. Un’altra controproposta delle popolari potrebbe esssere quella di azzerare la richiesta di una maggioranza qualificata per operazioni straordinarie come i progetti di fusione. Così da agevolare il via al risiko.

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