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Dietro front del fisco sulla fattura elettronica

Nessun rischio fiscale per chi non aderisce ai servizi di consultazione delle fatture elettroniche offerti gratuitamente dall’Agenzia delle entrate. Con una modifica alla risposta fornita con la faq n.125 in tema di fatturazione elettronica, l’amministrazione finanziaria ci ripensa e chiarisce, speriamo definitivamente, che ogni contribuente è libero di scegliere entro il termine del 31 ottobre prossimo, se aderire o meno ai servizi di consultazione. Il «ripensamento» delle Entrate (si veda ItaliaOggi del 23 luglio), sta tutto nell’aggiunta di una negazione all’interno dell’ultimo capoverso che costituisce la risposta alla faq sopra citata. La versione pubblicata ieri sul sito dell’Agenzia delle entrate, chiarisce infatti che «la mancata adesione al servizio di “Consultazione” non rappresenterà di per se un elemento di valutazione nell’ambito dell’attività di analisi del rischio condotta dall’Agenzia delle entrate».

Nessuna pressione dunque sui contribuenti. Entro il prossimo 31 ottobre si potrà liberamente decidere se aderire o meno ai servizi di consultazione delle fatture elettroniche forniti dall’Agenzia delle entrate, senza che tale scelta comporti, di per sé, un qualche rischio fiscale.

La soluzione adottata dall’amministrazione finanziaria non può che essere condivisa. Chi non aderirà al servizio di consultazione delle proprie fatture elettroniche non può essere considerato, a prescindere, un potenziale evasore fiscale. È molto probabile che tale scelta sia dovuta ad esigenze di protezione e tutela dei dati contenuti nella parte descrittiva delle fatture elettroniche alla luce delle raccomandazioni formulate in tal senso dallo stesso Garante della privacy (si veda in particolare il provvedimento del 20 dicembre 2018).

La mancata adesione ai servizi suddetti comporterà, proprio alla luce delle raccomandazioni dell’autorità da ultimo richiamata, l’obbligo per l’Agenzia delle entrate di procedere alla distruzione dei dati contenuti nella parte centrale delle fatture elettroniche, subito dopo l’avvenuta veicolazione delle stesse tramite il sistema di interscambio. Tale distruzione avrà inevitabili riflessi anche sulle attività di controllo e verifica fiscale, ma ciò non può ritorcersi contro gli stessi contribuenti. Per evitare la distruzione della parte descrittiva delle fatture elettroniche l’amministrazione finanziaria dovrà necessariamente rivedere l’intero processo sottoponendolo di nuovo alla supervisione dell’autorità garante della protezione dei dati personali. Solo quando le procedure di archiviazione e consultazione delle fatture elettroniche transitate dal SdI, avranno ottenuto il via libera del Garante della privacy, si potrà pensare ad un loro totale utilizzo, anche in chiave accertativa. La distruzione dei dati, stando almeno alle prescrizioni contenute nel provvedimento del Garante da ultimo ricordato, deve essere infatti considerata quale estremo rimedio a un processo che risulta ancora in una fase transitoria. Modifiche a tali procedure dovrebbero arrivare solo dopo quella «valutazione d’impatto» che il Garante della privacy aveva richiesto decorsi i primi mesi dall’avvio della fatturazione elettronica e della quale, almeno fino ad oggi, non si hanno notizie.

Andrea Bongi

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