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Dieselgate sfiora Bmw. Delrio: in Italia dubbi su circa un milione di auto

Mentre la Casa Bianca dichiara di considerare «molto seriamente» gli effetti sanitari del dieselgate, l’Unione europea promette tolleranza zero e impone verifiche dure su tutte le auto nei suoi 28 paesi. In Italia il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ordina controlli campione su almeno mille auto, come in Francia, e parla di «forse un milione » di vetture sporche in circolazione nel nostro paese. Il governo Merkel quasi con le spalle al muro ammette: auto truccate Volkswagen e di altri produttori circolano anche in Europa. I titoli dei costruttori crollano in Borsa, anche perché il quotidiano Bild accusa Bmw di avere le sue colpe. Bmw smentisce, mentre il pm di Torino Raffaele Guariniello apre un’inchiesta per disastro ambientale su Vw e procedure simili sono alle porte ovunque in Europa – dal Baltico ai Balcani, da Stettino a Trieste, da Helsinki a Lisbona – e altrove nel mondo. Il Dieselgate targato Volkswagen cresce a dimensioni mostruose, si trasforma in tempesta perfetta, crisi d’immagine dell’Europa e del suo ruolo globale. Su questo sfondo, tra poche ore qui a Wolfsburg il Consiglio di sorveglianza sceglierà il successore del ronin smascherato Martin Winterkorn (che avrà una buonuscita di 60 milioni). Il numero uno di Porsche Matthias Mueller è dato per vincente, ma non porterà la fine del terremoto. Al Parlamento europeo, rivela Spiegel online, deputati tedeschi avrebbero premuto per controlli meno severi sui monovolume, un punto di forza della gamma Volkswagen.
«Tolleranza zero contro chi truffando sulle emissioni minaccia la salute dei cittadini d’Europa», ha annunciato la commissaria europea Elzbieta Bienkowska. Dunque per Vw, anche dal punto di vista dei risarcimenti, potrebbe finire peggio che mai. E mentre Moody’s e Standard&Poor annunciano un declino dell’outlook dell’azienda minacciando cali di rating, molti governi europei corrono ad affrontare la sfida con la massima serietà e urgenza. A cominciare da Roma. «In Italia il caso Volkswagen potrebbe riguardare diverse centinaia di migliaia di auto, forse un milione, abbiamo chiesto alle autorità tedesche di sapere quante sono quelle che montano il software truccato, non abbiamo ancora ottenuto risposta », ha detto ieri sera a Porta a porta Graziano Del Rio, sottolineando: «Senza aspettare quei dati faremo controlli a campione su almeno mille auto di ogni marchio, al costo di otto milioni di euro ». Situazione o clima simili ovunque nella Ue, cominciando da Francia e Regno Unito.
Pesanti i contraccolpi sulle piazze d’affari, nonostante l’ad di Vw Italia, Nordio, abbia garantito che i modelli ora in vendita in Italia sono in regola: Milano e Francoforte hanno perso il 2,4%, Parigi il 2,5. Crollano i titoli auto, Bmw del 6% e oltre. L’accusa di Auto Bild, pur prontamente smentita, è gravissima: anche il Suv di lusso X3 nella versione col turbodiesel 2 litri, inquinerebbe molto più del dichiarato. «Falso, siamo pienamente in regola», dice Monaco, ma il clima generale spinge tutti alla diffidenza automatica. «Il Dieselgate», diceva ieri mattina un economista tedesco filogovernativo alla radio pubblica, «potrebbe pesare sulla Germania alla fine più dei costi del salvataggio della Grecia».
Too little, too late, troppo poco e troppo tardi: così opinioni pubbliche, media e politici nel mondo globale giudicano le risposte tedesche. E si scoprono altri scheletri nell’armadio: come la lettera dell’aprile scorso in cui Volkswagen Usa invitò tutti i possessori delle auto “sporche” a un richiamo per “modifiche al software ecologico”. Per un tardivo tentativo di nascondere? I sospetti pesano anche su alcuni governi: Berlino, Parigi e Londra, scrive il Guardian, per anni hanno premuto sulla Commissione europea per test anti-inquinamento più soft. Viva le vendite, la salute è problema dei cittadini e non nostro.
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