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Da dieci settimane a 24 mesi così l’Europa custodisce i dati

Con la nuova norma l’Italia conquista il primato europeo sulla data retention, e con grande distacco sugli altri Paesi. Mentre qui ci si appresta a estedere a sei anni il periodo di conservazione dei tabulati di tutti i cittadini, altrove vengono custoditi al massimo per due anni, in alcuni casi ci si ferma a sei mesi, un anno o anche a sole dieci settimane.
Seppur con qualche eccezione, i Paesi europei sono sostanzialmente allineati sulla tipologia di dati degli utenti che gli operatori telefonici devono conservare. Sono i dati di accesso (che identificano l’indirizzo IP e il nome dell’intestatario della connessione Internet), gli orari di inizio e fine collegamento, i siti visitati; i tabulati delle telefonate con il chiamante e il chiamato; mittenti e destinatari delle mail e gli orari di invio.
L’obbligo vale a tappeto e a priori, su tutti gli utenti, ma si ferma agli estremi (quelli che chiamiamo i “metadati”) della comunicazione. Non include quindi il contenuto (della telefonata o della mail, per esempio): solo la Russia lo prevede di base, così come un accesso a Whatsapp per le eventuali intercettazioni. In Europa invece per avere i contenuti serve disporre una intercettazione, dietro ordine del giudice.
L’Austria e la Romania sono tra i pochi a non prevedere affatto un obbligo di data retention. La Germania esclude le mail dalla data retention ed è anche il Paese con il termine minore: obbligo a conservare i dati solo delle ultime dieci settimane (ma quattro per i quelli di localizzazione dell’utente). Si sale a sei mesi per la Svizzera e la Svezia. La Francia impone di farlo per un anno, mentre Spagna e Regno Unito sono tra paesi più severi, con leggi approvate dopo gli attacchi terroristici: da 12 a 24 mesi (in base tipo di dati).
In quasi tutti i Paesi le leggi sono contestate, per motivi di privacy e diritti civili, e quella francese rischia di essere abrogata. Com’è successo con la normativa tedesca precedente, ben più severa ma giudicata anticostituzionale.

Alessandro Longo

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