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Dieci miliardi di tasse in meno grazie al Recovery Fund: ecco la riforma Gualtieri

ROMA — Motori accesi per il taglio delle tasse: dal 2021 potremmo avere una riduzione e accorpamento delle aliquote e un nuovo sistema di detrazioni per lavoro e famiglia finanziato, seppure indirettamente, con il Recovery Fund. In vista della “ripartenza” ieri in audizione in Parlamento il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha confermato l’intenzione dell’esecutivo di procedere alla riduzione della pressione fiscale nel nostro Paese. «Il governo — ha detto — mantiene l’impegno a realizzare una riforma fiscale ispirata ai principi di semplicità, di progressività, riduzione del carico fiscale sul lavoro e sull’impresa, digitalizzazione e contrasto all’evasione fiscale». E al Tg2 , in serata, ha aggiunto: «Pagare meno, pagare tutti, sarà una riforma incisiva».
Un piano di ampio respiro, sul quale si sono espressi favorevolmente nei giorni scorsi anche esponenti grillini, come la viceministra all’Economia Castelli, e fino ad oggi tenuto nel cassetto. In primo luogo per il disastroso arrivo dell’epidemia che ha bloccato ogni progetto; in secondo luogo per la mancanza cronica di disponibilità finanziarie. La novità dell’ultimo momento è che il quadro delle risorse è mutato improvvisamente: l’idea è che alla riduzione delle tasse potrà concorrere, seppure indirettamente aprendo nuovi spazi di bilancio, il 10 per cento dei 100 miliardi che otterremo con il Recovery Fund.
La tempistica per lo shock fiscale è già fissata: a settembre saranno disponibili i primi fondi europei, nello stesso mese si prenderà atto del nuovo quadro contabile nella nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def) e poi si passerà alla prima legge di Bilancio post-Covid che avrà due obiettivi principali: ridurre le tasse e rilanciare gli investimenti.
Sul come agire la strada è ancora aperta, ma alcune ipotesi che mantengano la progressività — punto fisso del ministro — si possono già fare. L’obiettivo prioritario sarebbe quello del taglio e accorpamento delle aliquote che da 5 scenderebbero a 4: in particolare le due centrali, quella del 38 per cento (tra i 28 e i 55 mila euro) e quella superiore del 41 per cento (tra i 55 mila e i 75 mila euro lordi) già piuttosto vicine potrebbero essere accorpate a quota 36 per cento. Con la spesa di 4-5 miliardi si favorirebbero 8,2 milioni di contribuenti.
Ma questa opzione avrebbe un secondo effetto. Ridurrebbe la possibilità di un doloroso “salto” di scaglione per i contribuenti che stanno immediatamente sotto: cioè quelli che pagano il 27 per cento hanno un reddito lordo fino a 28 mila euro e che, in caso di maggiori entrate anche minime, oggi rischiano di pagare 11 punti percentuali in più passando allo scaglione superiore del 38 per cento. L’idea è anche quella di evitare la crescita della cosiddetta aliquota marginale effettiva: espressione poco agevole per i non addetti ai lavori ma ben conosciuta, almeno negli effetti, dai lavoratori dipendenti che hanno straordinari o proventi di un nuovo contratto. Pur rimanendo nella stessa aliquota, senza fare il “salto”, vedono ridursi i benefici delle detrazioni da lavoro dipendente, dei carichi familiari e dei bonus che diminuiscono al crescere del reddito. Per questo la riforma dovrebbe affrontare anche la revisione della curva delle più importanti detrazioni, compresa l’incorporazione nell’Irpef del bonus Renzi di 100 euro, rendendola meno penalizzante. Oltre ad innalzare la no tax area oggi a quota 8.100 per i redditi più bassi. In tutto, tra aliquote e detrazioni, 10 miliardi.
La riforma non prevederebbe solo interventi sulle aliquote ma anche una revisione dei cosiddetti regimi sostitutivi dell’Irpef che oggi sono piuttosto diffusi: si va dai redditi da capitale, agli affitti, ai contratti di lavoro aziendali. Centrale anche la semplificazione delle normative tributarie: oggi ci sono circa 800 leggi difficilmente comprensibili anche da parte dei più esperti. L’obiettivo è quello di avviare la composizione di una serie di testi unici delle imposte che rendano più facile la vita del contribuente. Naturalmente è fondamentale la lotta all’evasione dove sarà centrale il ruolo delle banche dati e la risoluzione dei nodi sulla privacy dei contribuenti.

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