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Dieci miliardi o il crac, l’Europa tratta

Non si registra indisponibilità a priori sulla decina di miliardi necessari alla Grecia per evitare l’insolvenza fino all’estate e per avere il tempo di concordare un piano di rilancio dell’economia reale con l’Ue e la Germania. Nell’Eurogruppo straordinario dei 19 ministri finanziari, in programma oggi a Bruxelles, si annuncia più difficile da superare il contrasto politico tra Atene e Berlino. Il nuovo governo greco di estrema sinistra del premier Alexis Tsipras ha vinto le elezioni contestando le misure di austerità imposte dai creditori, mentre quello guidato dalla cancelliera tedesca di centrodestra Angela Merkel ha garantito al suo elettorato di far rispettare i vincoli Ue di bilancio ai Paesi mediterranei. 
Una telefonata tra Tsipras e il presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker, spesso usato come mediatore da Merkel, ha fatto parlare di «contatti positivi». Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis oggi intenderebbe chiedere emissioni di breve termine per 8 miliardi (verosimilmente rilevate dal fondo salva Stati) e il recupero di 1,9 miliardi guadagnati dalla Bce nell’acquisto di titoli di Atene.
Tsipras punta anche a una riduzione del pesante vincolo di avanzo primario (circa il 5% del Pil nel biennio) per rispettare le promesse elettorali (aumento dei salari minimi, sostegni a milioni di greci impoveriti fino alla riassunzione di dipendenti pubblici licenziati), che complessivamente porterebbero soldi nelle tasche dei cittadini rilanciando consumi e crescita. Molte privatizzazioni verrebbero bloccate fino a quando sarà possibile trattare prezzi e condizioni migliori.
In cambio Tsipras garantirebbe di rispettare «il 70%» degli impegni richiesti dalla troika (Commissione europea, Bce e Fondo monetario di Washington), ma senza controlli e sotto la responsabilità del suo governo. Il 30% di misure rimanenti verrebbe rinegoziato nell’Eurogruppo.
Il ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha ventilato che, se Merkel si oppone, Atene può rivolgersi a «Stati Uniti, Russia o Cina». Il presidente Usa Barack Obama ha già auspicato un accordo tra Grecia e Ue per escludere Mosca. Italia e Francia lavorano per evitare il «muro contro muro» nell’Eurogruppo.

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