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Dieci giorni per le ingiunzioni

di Dario Ferrara 

Entrerà in vigore venerdì 20 gennaio la legge 218/11 che cancella il cambio improvviso di giurisprudenza voluto dalla Cassazione civile con la sentenza 19246/10: nelle opposizioni a decreto ingiuntivo addio al dimezzamento dei termini di costituzione sempre e comunque, come aveva deciso la Suprema corte con un'inversione di rotta che ha mandato temporaneamente in soffitta un'interpretazione ritenuta ormai pacifica e applicata per cinquant'anni nelle aule di giustizia: per l'opponente il termine per costituirsi in giudizio torna a essere dieci giorni invece dei cinque disposti a sorpresa dal revirement deciso dalla Suprema corte nel settembre 2010.

Per rimettere tutto a posto c'è voluto un provvedimento normativo ad hoc, sollecitato a gran voce dal Consiglio nazionale forense e approvato all'unanimità dalla Camera dei deputati il 6 dicembre scorso, che modifica l'articolo 645 Cpc e introduce una disposizione transitoria per i procedimenti pendenti interpretando l'articolo 165, primo comma: quanto alla prima norma, la legge 218/11 taglia la testa al toro sopprimendo le parole: «; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà»; quanto alla seconda, la novella spiega che nelle cause in corso la disposizione s'interpreta nel senso che la riduzione del termine di costituzione dell'attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, soltanto se l'opponente abbia assegnato all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all'articolo 163 bis, primo comma, Cpc (cfr. l'articolo «Decreti ingiuntivi, opposizioni ok» nell'edizione di sabato 7 gennaio 2012 a pagina 25, uscito all'indomani della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento normativo che ha ottenuto un consenso bipartisan nei due rami del Parlamento).

Ritorno all'antico

Si torna, insomma, all'assetto precedente la sentenza di legittimità del settembre 2010, che proponeva un'interpretazione in grado di far scattare il dimezzamento automatico dei termini sia per l'opponente sia per l'opposto per il solo fatto che l'opposizione fosse stata presentata. Insomma: tramonta definitivamente la riduzione a cinque giorni del termine a disposizione dell'opponente e si torna ai canonici dieci giorni. La riduzione alla metà del termine di costituzione dell'opponente, ai sensi dell'articolo 645 Cpc è stata sempre considerata una conseguenza della scelta (o anche soltanto dell'errore) dell'opponente di assegnare all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello previsto dall'articolo 163 bis Cpc. E comunque, anche dopo la modifica delle regole a partita in corso, peraltro pronunciata in un obiter dictum della sentenza 19246/10, i giudici di merito si erano impegnati a limitare gli effetti deteriori della decisione assunta dai colleghi di legittimità, ritenendo che fosse sufficiente dichiarare l'overruling per escludere la tardività e che fosse comunque tempestiva l'iscrizione a ruolo dell'opponente nel termine ordinario.

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