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Dieci controlli d’obbligo sul 730 fai-da-te

L’operazione-precompilata è in dirittura d’arrivo. Lunedì prossimo, 24 luglio, è l’ultimo giorno in cui i contribuenti possono presentare il modello 730 direttamente tramite il sito delle Entrate.
La scadenza vale anche per i Caf e gli intermediari che abbiano trasmesso almeno l’80% delle dichiarazioni entro il 7 luglio, ma è per i privati che il termine di lunedì prossimo è più significativo. L’invio da parte dei singoli lavoratori e pensionati, infatti, è uno degli elementi decisivi – anche se non l’unico – per valutare il successo della campagna 2017, con cui si chiude il triennio sperimentale della precompilata.

La soglia dei 2,5 milioni
Secondo i primi dati diffusi dalle Entrate martedì scorso, il 10 luglio erano già stati inviati circa 2 milioni di modelli 730 e 100mila modelli Redditi (la nuova denominazione del vecchio Unico). Una cifra che supera il totale dello scorso anno, ma che è destinata ad aumentare ancora, perché alla stessa data c’erano anche 381mila modelli già salvati nel sito dell’Agenzia e pronti per la trasmissione finale. Si tratta allora di vedere quante di queste dichiarazioni verranno effettivamente inviate – i contribuenti potrebbero anche aver scelto di rivolgersi a un Caf dopo aver avviato la lavorazione del modello – e quante se ne aggiungeranno in questi ultimi giorni.
Se verrà tagliato il traguardo (anche simbolico) dei 2,5 milioni, l’incremento rispetto al 2016 sarà superiore al 20 per cento. È sicuro, comunque, che sui numeri a consuntivo ci sarà da discutere. Qualcuno li considererà un successo. Altri riterranno azzardato parlare di «boom» della precompilata, ricordando che l’anno scorso il tasso di crescita del fai-da-te fu di oltre il 40% rispetto alla stagione di debutto del 2015.
Ciò che si può dire fin da subito è che l’utilizzo diretto dei modelli predisposti dal Fisco è solo uno dei fattori da considerare. Altrettanto importante sarà la percentuale di dichiarazioni inviate senza modifiche da parte dei contribuenti, perché negli ultimi anni il numero delle informazioni precaricate dalle Entrate è cresciuto molto (quasi 900 milioni i dati inseriti quest’anno nei 30 milioni di modelli preparati dall’Agenzia) e perché la scommessa è sempre stata quella di far crescere anche la qualità della precompilazione. Così da ridurre al minimo la necessità di correzioni e integrazioni da parte dei contribuenti.
Proprio in tema di correzioni, è possibile stilare una sorta di decalogo degli ultimi controlli da effettuare prima dell’invio (si veda il grafico in pagina). La ricerca della documentazione a supporto di detrazioni e deduzioni è senz’altro il primo passo: e anzi la precompilata potrebbe offrire lo spunto per andare a recuperare una copia delle ricevute o delle fatture smarrite. Un altro passaggio fondamentale è la gestione corretta degli immobili, uno dei punti su cui si sono concentrate negli anni scorsi le maggiori modifiche da parte di contribuenti e intermediari. E poi ci sono le verifiche su aspetti specifici, ma importanti, come i familiari o i rimborsi ricevuti nel 2016.

Come correggere gli errori
Chi dovesse accorgersi di un errore in un modello 730 già trasmesso, ha due soluzioni: può presentare al Caf o al professionista un 730 integrativo entro il 25 ottobre (ma solo se è una dichiarazione più favorevole al contribuente); oppure può trasmettere dal sito delle Entrate il modello Redditi correttivo entro il 2 ottobre o il modello Redditi integrativo dopo questa data.
Il 2 ottobre è anche è il termine ordinario per l’invio del modello Redditi. Ma chi lo presenta, diversamente dai settetrentisti che subiscono le ritenute, deve comunque “anticipare” il versamento del saldo 2016 e il primo acconto 2017: il termine base per pagare con il modello F24 era lo scorso 30 giugno, ma c’è tempo fino al 31 luglio per versare con la maggiorazione dello 0,4 per cento.

Cristiano Dell’Oste

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