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Dieci colpi d’acceleratore ai processi civili

Assunzioni per l’ufficio del processo. Riduzione delle liti in tribunale con il potenziamento delle alternative stragiudiziali. Modifiche alla procedura per accelerare i tempi. Un rito unico per i procedimenti in tema di crisi familiari e figli. Ma anche rafforzamento della telematica e procedure di recupero crediti più snelle. È una riforma a tutto campo quella che sta per investire il processo civile con l’obiettivo di tagliare del 40% la durata dei processi.

D’altronde l’efficienza della macchina giudiziaria è un elemento cardine per il successo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e la capacità del nostro Paese di attrarre investimenti esteri.

Le proposte messe a punto dal ministero della Giustizia guidato da Marta Cartabia si innestano sul disegno di legge delega presentato quando il ministro era Alfonso Bonafede e ora all’esame della commissione Giustizia del Senato: l’impianto è rimasto, ma la modifica ai contenuti è profonda.

Il Pnrr prevede l’approvazione definitiva entro l’anno. «Il termine per presentare i subemendamenti è il 2 luglio – dice, Fiammetta Modena, relatrice in commissione Giustizia del disegno di legge delega -. Poi partirà l’esame in commissione». L’obiettivo è che il via libera del Senato arrivi prima dell’estate in modo che a settembre possa cominciare l’esame da parte della Camera dei deputati.

Le principali misure

Sull’onda del Pnnr, il Governo ha già varato il decreto legge (80/2021) che dà il via al reclutamento, con contratto a tempo determinato di quasi 17mila funzionari e assistenti da impiegare nell’ufficio del processo: in pratica, personale di staff del giudice per aiutarlo a sveltire l’esame dei fascicoli e a smaltire l’arretrato.

Le misure proposte dal Governo, poi, puntano a ridurre il numero delle cause che approdano nei tribunali – oltre 1,5 milioni lo scorso anno – rafforzando le procedure stragiudiziali di soluzione delle liti. A partire dalla mediazione, che viene resa più conveniente ampliando l’esenzione dall’imposta di registro, prevedendo crediti d’imposta per i compensi di mediatori e avvocati e il patrocinio a spese dello Stato; viene inoltre esteso il tentativo obbligatorio di mediazione ai contratti di durata. Anche la negoziazione assitita dagli avvocati guadagna nuove materie – le controversie di lavoro e l’affidamento dei figli delle coppie di fatto – ma non incentivi.

Numerosi, poi, gli interventi proposti per semplificare e sveltire i processi: da nuovi paletti nella fase introduttiva in primo grado, per arrivare alla prima udienza con la causa già istruita, al rito unico in materia di famiglie e figli, dalla spinta alla telematica alle sanzioni contro le liti temerarie.

Un pacchetto che però, in più punti, scontenta gli avvocati. L’Unione delle Camere civili ha criticato le nuove preclusioni nella fase istruttoria del rito e lamentato che il rafforzamento delle Adr riguarda solo la mediazione, mentre la negoziazione assistita finisce in realtà per essere depotenziata e l’arbitrato non riceve incentivi.

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