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Dieci aiuti per i costi dello studio ma attenzione al rischio di tagli

L’ultimo riconosciuto in ordine di tempo è quello per l’acqua potabile. Ma all’appello mancano ancora gli sconti per il risparmio idrico. Sono dieci in questo momento i bonus ancora accessibili per gli studi dei professsionisti che potrebbero consentire di risparmiare sui costi fissi per la sede operativa. Certo a patto, nella maggior parte dei casi, di investire nel miglioramento delle performance dell’immobile, in particolare sotto il profilo dell’efficienza energetica. E di avere una sufficiente capienza fiscale, trattandosi per lo più di “rimborsi” sotto forma di detrazioni o crediti di imposta. Ma non è necessario essere i proprietari dello studio: di fatto tutti i bonus sono utilizzabili da chi detiene un diritto reale sull’immobile (dunque anche dai locatari, anche se per qualsiasi modifica strutturale resta necessario il consenso del proprietario). Vediamoli nel dettaglio.

I bonus Covid

Sui dieci bonus totali, due sono quelli messi in campo dal Governo come sostegno alle partite Iva per la crisi da Covid a parziale copertura dei costi fissi delle sedi (esclusi quindi i contributi a fondo perduto erogati direttamente al professionista): il bonus affitti e quello per la sanificazione. Il primo è una riedizione decisa con il Dl Sostegni bis al 2021 (canoni da gennaio a maggio) di quello già concesso per il 2020. Ma con una diversa modalità di accesso: il calcolo del calo minimo di fatturato mensile necessario per l’accesso si sposta al periodo dal primo aprile 2020 al 31 marzo di quest’anno, da confrontare con analogo periodo dell’anno precedente. Sono esonerate solo le nuove partite Iva aperte dal 2019.

Anche il bonus sanificazione è un bis, ma stavolta oltre alle spese per pulizia e sanificazione locali, barriere e disinfettanti effettuate da giugno ad agosto 2021, copre anche quelle per i tamponi eseguiti sui dipendenti. In più, in chiave di sostegno alle partite Iva , l’Arera (Autorità energia) riconosce anche uno sconto variabile sulle bollette per aprile, maggio e giugno e, con l’ultima proroga anche per luglio.

I bonus sulle utenze

Altri due incentivi, nati prima della pandemia, riguardano l’acqua. Il “bonus rubinetti”, fresco di istruzioni delle Entrate, copre con un credito di imposta del 50% della spesa (e un tetto che per i professionisti è di 5mila euro) il costo di apparecchi di filtraggio o di mineralizzazione delle acque da rubinetto. In pratica, tutto ciò che aiuta ad eliminare le classiche bottiglie di plastica per la minerale. Gli acquisti agevolati sono quelli da inizio anno, ma il credito si potrà chiedere solo da febbraio prossimo. Sempre da inizio anno è operativo un bonus per il risparmio idrico: mille euro “cash” se si installano rubinetti e sanitari che consentono risparmio di acqua. Ma i dettagli arriveranno con un Dm attuativo.

Il rischio riduzione

Attenzione al vero valore dei bonus: questi aiuti scontano spesso un tetto massimo di risorse a disposizione. Di fatto questo significa che sono possibili ricalcoli della percentuale di credito concessa, una volta “chiuse” le prenotazioni e sostenuta la spesa (si veda la scheda a fianco). L’esperienza del primo bonus sanificazione insegna: dal 60% la percentuale effettiva del credito è scesa al 28 per cento. Non corre questo rischio, il pacchetto di bonus “edilizi” , validi per le spese fino al 31 dicembre prossimo.

I forfettari

A chi sconta la tassa piatta i bonus fiscali sono, in linea di principio, preclusi. Ma una via d’uscita che le Entrate hanno già ritenuto valida può essere quella della cessione del credito o dello sconto in fattura, anche se non è una strada sempre possibile su tutti i bonus (si veda anche l’articolo in basso).

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