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Dichiarazioni sempre emendabili

Il contribuente, nei termini consentiti dall’articolo 43 del dpr n. 600/73, ha la possibilità di emendare la dichiarazione anche se affetta da errori od omissioni, con diritto al rimborso quando dai nuovi dati ne scaturisca un credito. Sono i principi che afferma la sezione prima della Commissione tributaria provinciale di Lodi nella sentenza n. 5/17. Il contribuente impugnava il silenzio rifiuto formatosi sulle istanze di rimborso Irpef e imposte regionali dovute a eccedenze di versamento della società in nome collettivo di cui era socio al cinquanta per cento. Tali eccedenze scaturivano dalla presentazione, nell’anno 2015 di dichiarazioni integrative per gli anni d’imposta 2011 e 2012 con cui la società dichiarava di avvalersi di ulteriori deduzioni. A seguito delle integrazioni, il reddito societario da imputare ai soci era diminuito di somme che spettavano in rimborso ai soci stessi in proporzione alle quote societarie possedute.

Costituendosi in giudizio, l’ufficio riteneva che, dalla dichiarazione integrativa, potessero emergere solo nuovi redditi, o, comunque, potevano essere corretti solo errori materiali. La Commissione provinciale di Lodi, richiamando gli interventi legislativi che hanno cambiato la normativa di riferimento, ha accolto il ricorso disponendo il rimborso delle somme pagate in eccedenza. L’articolo 5 del dl n. 193/2016 pone fine alla querelle sui diversi termini delle dichiarazioni integrative, indipendentemente dal fatto che esse siano a favore o a sfavore del contribuente e stabilisce come unico termine temporale quello previsto dall’articolo 43 del dpr n. 600/73 e cioè (a oggi) il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi. Va poi considerato, aggiunge il collegio provinciale, che la riformulazione dell’articolo 2, comma 8 del dpr n. 322/1998 fa venir meno la tesi dell’Agenzia delle entrate, peraltro controversa, che sosteneva l’emendabilità solo di quelle dichiarazioni contenenti errori tipicamente materiali. Pertanto, conclude la Commissione, devono essere ritenute valide ed efficaci le rettifiche eseguite sulle dichiarazioni dei redditi 2011 e 2012, e, di conseguenza, dovuto il rimborso richiesto dal contribuente pari a 37.855,00 euro per il 2011 e 41.154,00 euro per il 2012. L’Agenzia erariale è stata condannata al pagamento delle spese di lite, liquidate equitativamente in 2.000,00 euro oltre Iva e Cpa se dovute.

Benito Fuoco

Il ricorrente impugna il silenzio rifiuto dell’Agenzia delle entrate, formatosi sulle istanze di rimborso Irpef e imposte regionali, dovute a eccedenze di versamento. [omissis] Il ricorso è fondato e merita accoglimento. Al di là delle, apprezzabili, questioni di merito sollevate da ambo le parti con gli scritti difensivi, una recentissima novità legislativa ha modificato i commi 8 e 8-bis dell’art.2 del dpr n. 322/1998.

E infatti, l’art. 5 del dl 22/10/2016 n. 193, riportando il predetto comma 8 rinnovato, dice che: «Le dichiarazioni dei redditi possono essere integrate per correggere errori o omissioni, compresi quelli che abbiano determinato l’indicazione di un maggiore o di un minore reddito o, comunque, di un maggiore o minore debito d’imposta ovvero di un maggior o di un minor credito, mediante successiva dichiarazione da presentare… non oltre i termini stabiliti dall’art. 43 del dpr 29 settembre 1973 n . 600 e successive modificazioni». Così, come asserisce la difesa del ricorrente, la norma «pone fine alla querelle sui diversi termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi integrative, indipendentemente dal fatto che esse siano a favore o a sfavore del contribuente e stabilisce come unico termine temporale quello previsto dall’art. 43 del dpr n. 600/73 e cioè il 3l dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione dei redditi».

Va poi considerato che la riformulazione dell’art. 2, comma 8 del dpr 322/1998 con il riferimento alle correzioni di errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior o un minor debito d’imposta ovvero di un maggiore o di un minor credito fa venir meno la tesi dell’Agenzia delle entrate, peraltro controversa, che sosteneva l’emendabilità solo di quelle contenenti errori tipicamente materiali. Viste, quindi, tali novità normative, che hanno chiarito ed eliminato i dubbi sollevati dall’Agenzia rispetto all’agire del ricorrente, è d’obbligo procedere all’ accoglimento dei ricorsi.

Pertanto, devono essere ritenute valide ed efficaci le rettifiche effettuate dallo stesso alle dichiarazioni dei redditi 2011 e 20l2 e, di conseguenza dovuto dalla Direzione provinciale di Lodi dell’Agenzia delle entrate il rimborso delle differenze a credito dell’Irpef e Add. Reg. pari a euro 37.855 per il 20l1 e a euro 4 l.l54 per il 2012.

Alla soccombenza consegue la condanna dell’Agenzia resistente alle spese del giudizio, liquidate come da dispositivo.

PQM La Commissione tributaria provinciale di Lodi, accoglie il ricorso. Condanna l’amministrazione finanziaria di Lodi al pagamento delle spese di lite, liquidate equitativamente in . 2000,00 (duemila/00), oltre Iva e Cpa se dovute.

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