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Dichiarazioni non così esclusive

di Debora Alberici 

Non hanno fede privilegiata le dichiarazioni rese dal dipendente alla Guardia di finanza per denunciare irregolarità fiscali in azienda. Per sconfessarle non è necessaria la querela da parte dell'imprenditore.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23397 del 9 novembre 2011, ha accolto il ricorso di un artigiano di Napoli.

La vicenda riguarda le dichiarazioni raccolte dalla Fiamme gialle in una piccola azienda artigiana nel Napoletano nelle quali veniva denunciato il mancato versamento delle ritenute d'acconto. Per questo l'ufficio delle imposte aveva spiccato un accertamento Iva e Irap. Contro l'atto impositivo la società ha presentato ricorso alla Ctp e lo ha perso.

Stessa sorte in secondo grado. Ad avviso dei giudici di merito le dichiarazioni del dipendente rese in sede di processo verbale di constatazione, secondo le quali aveva iniziato la propria attività nel giugno 2001, prevalevano, per la fede privilegiata dell'atto pubblico in cui erano contenute, rispetto a quelle rese con la successiva dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà, secondo cui sarebbe stato assunto il 19 marzo 2004.

Ora la sezione tributaria della Suprema corte ha ribaltato completamente il verdetto. La Cassazione ha infatti accolto il ricorso dell'artigiano che aveva provato con altri mezzi, senza querela di falso, il versamento delle ritenute.

Sul punto gli Ermellini hanno chiarito che «l'atto pubblico fa fede fino a querela di falso solo relativamente alla provenienza del documento dal pubblico ufficiale che l'ha formato, alle dichiarazioni dal medesimo rese e agli altri fatti dal medesimo compiuti o che questi attesti essere avvenuti in sua presenza; tale efficacia privilegiata non si estende, invece, alla intrinseca veridicità delle dichiarazioni rese al pubblico ufficiale da terzi (nella specie dal lavoratore), che costituiscono materiale probatorio liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, unitamente alle ulteriori risultanze istruttorie».

Ora la causa tornerà alla Ctr campana che, in diversa composizione, dovrà rivalutare il caso e decidere se confermare o meno l'atto impositivo alla luce delle prove addotte dall'imprenditore che non ha bisogno di proporre la querela di falso contro il verbale della Guardia di finanza.

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 29 settembre, aveva chiesto di accogliere il ricorso dell'artigiano.

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