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Dichiarazioni anticipate inutili

Il decreto ministeriale che individuerà la percentuale di peggioramento del risultato economico che fa scattare il diritto al contributo perequativo sarà varato dopo il 30 settembre, data di presentazione delle dichiarazioni per i soggetti potenzialmente interessati. Questo perché solo sulla base dei dati delle dichiarazioni potrà essere garantito il rispetto dello stanziamento delle risorse previste dalla legge per il finanziamento della misura. E’ questo il contenuto della risposta alla interrogazione parlamentare n. 5-06619 dell’ 8 settembre fornita nell’ambito di un question time in commissione finanze della camera dei deputati da parte del ministero dell’economia e delle finanze. Pertanto, le dichiarazioni anticipate di due mesi non avranno alcun riferimento operativo per comprendere se e come potrà competere il contributo perequativo previsto dall’articolo 1, commi 16 e seguenti del dl 73 del 2021.

Una indicazione di questo tenore era ormai di fatto nelle cose, alla luce del succedersi della composizione dei vari tasselli legati alla disciplina del contributo perequativo. Come noto, infatti, nei giorni scorsi è stato varato il provvedimento dell’agenzia delle entrate che individua i campi della dichiarazione dei redditi per il 2020 e per il 2019 da assumere come riferimento per valutare il peggioramento del risultato economico nonché il dpcm che ha provveduto a spostare l’originaria scadenza dichiarativa del 10 settembre come prevista dalla legge al prossimo 30 settembre. Certamente, però, il contenuto della risposta non convince da un punto di vista tecnico ed operativo. Di fatto, ci si trova di fronte ad un adempimento dichiarativo anticipato come detto di due mesi rispetto alla scadenza ordinaria (che, è bene ricordarlo, è fissata generalmente al 30 novembre) senza che sia possibile conoscere, in dettaglio, le regole di funzionamento di una disposizione di legge. Infatti:

– la norma contenuta nei commi 16 e seguenti dell’articolo 1 del dl 73 del 2021, afferma che un decreto ministeriale deve individuare la percentuale di peggioramento del risultato economico del periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020 rispetto al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e, conseguentemente, la quota di contributo perequativo spettante in relazione alla già menzionata percentuale. Va inoltre ricordato come il contributo perequativo deve essere determinato al netto di tutti i contributi a fondo perduto precedentemente spettanti;

– sempre la disposizione normativa rimanda ad un provvedimento dell’agenzia delle entrate (che ora si è sdoppiato) finalizzato a regolamentare le modalità pratiche di presentazione dell’istanza e l’individuazione dei campi della dichiarazione dei redditi da assumere come riferimento al fine di verificare il peggioramento del già menzionato risultato economico. Come sottolineato, solo questa ultima parte della norma è stata “svelata” e si è in attesa di conoscere le modalità operative per la presentazione delle istanze che, anche alla luce della risposta fornita nel question time, saranno rese note con tutta probabilità sempre dopo il 30 settembre.

Posto che nella risposta si ribadisce (cosa che peraltro emergeva chiaramente dal provvedimento dell’agenzia del 4 settembre scorso) come il concetto di peggioramento del risultato economico sia da individuarsi in relazione ai dati di natura fiscale, l’approccio complessivo all’applicazione della norma continua a destare molte perplessità. Se, infatti, è necessario (e legittimo) verificare la compatibilità delle risorse stanziate rispetto ai dati contenuti nella dichiarazione, è del tutto evidente come detta verifica può essere effettuata anche successivamente alla scadenza ordinaria di presentazione dei modelli redditi relativi al periodo di imposta 2020. Appare altresì evidente, infatti, che ciò comporterebbe unicamente uno slittamento in avanti della erogazione del contributo che, da un punto di vista operativo, non comporterebbe però la necessità di redigere delle dichiarazioni senza conoscere del tutto le regole di funzionamento di una norma agevolativa. Logica vorrebbe, infatti, che siano chiare tutte le disposizioni prima della presentazione delle dichiarazioni e, ovviamente, prima della presentazione delle istanze non codificando un percorso che, da un punto di vista concettuale e tecnico è invertito.

Peraltro, come più volte sottolineato, l’identificazione di una scadenza anticipata di due mesi, comporta tutta una serie di possibili conseguenze in relazione alle dichiarazioni integrative sia quelle del periodo di imposta 2020 che, ovviamente, di quelle del periodo di imposta 2019. Senza contare che, tenendo conto del limite di ricavi e compensi fissato a 10 milioni di euro assumendo come riferimento il periodo di imposta 2019, si va potenzialmente ad incidere con un meccanismo di anticipazione degli adempimenti dichiarativi anche su una platea di soggetti potenzialmente meno strutturata

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