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Dichiarazione infedele, soglia più alta

Ultima chance per l’abuso del diritto e nuovi reati tributari. Il provvedimento attuativo della delega fiscale è atteso domani al Consiglio dei ministri, che dovrebbe esaminare anche i primi decreti del Jobs Act. Dopo il mancato esame nella precedente riunione di Governo del 12 dicembre scorso, ora il pacchetto sulla certezza del diritto cerca di ottenere il prima via libera. Se dovesse saltare questo giro, tutto sarebbe rimandato al prossimo anno. Un aspetto non secondario se si pensa che poi le commissioni parlamentari avranno 30 giorni dalla data di trasmissione per esprimere i pareri. Il tutto quando mancano poco più di tre mesi alla scadenza del 27 marzo 2015 fissata dalla delega (legge 23/2014) per attuare i decreti, a meno che non intervenga una proroga. Intanto, però si stanno sciogliendo gli ultimi dubbi a partire da quelli sulle soglie relative al penale tributario (per l’abuso del diritto si rimanda all’articolo in basso). Una rimodulazione che dovrà fare i conti con il reato di autoriciclaggio che entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio e rischia di far “rivivere” i reati tributari commessi in anni passati in quanto la prescrizione della nuova fattispecie scatta dalla data del reimpiego delle risorse ottenute grazie al precedente illecito commesso.
La ricerca di un punto d’accordo nelle ultime settimane avrebbe portato a fissare a 150mila euro la soglia di evasione da cui scatterà la dichiarazione infedele. Un importo triplicato rispetto al valore attuale e – a quanto risulta – con un’esclusione dal computo della non corretta classificazione di elementi passivi o attivi, dell’inerenza, dell’indeducibilità di costi reali, delle inesatte imputazioni di competenza. Attenzione, però. Si prospettano rischi maggiori per i sostituti d’imposta. Il reato di dichiarazione infedele scatterà se nel modello 770 saranno indicati compensi, interessi e altre somme inferiori a quelle effettive qualora la differenza rispetto alle ritenute non versate sia superiore a 50mila euro. Si tratta, in realtà, di un ritorno che rischia di compilcare e penalizzare gli adempimenti fiscali delle imprese. Così come altre insidie arriveranno sotto il versante dell’omessa dichiarazione: i sostituti che non presenteranno il 770 rischieranno la reclusione da uno a tre anni se le ritenute non versate supereranno i 50mila euro.
Arrivano conferme anche sull’intenzione di non depenalizzare il reato di omesso versamento dell’Iva. Anche in questo caso la scelta dovrebbe cadere sulla triplicazione dell’attuale soglia, che passerebbe così da 50mila a 150mila euro. Una decisione che risulterebbe in controtendenza rispetto a quanto affermato dal Mef lo scorso 13 novembre in risposta al question time in commissione Finanze alla Camera, quando aveva sottolineato che il precedente Governo, in sede di approvazione della delega fiscale, si era formalmente «impegnato all’abrogazione». Indicazione di cui bisognerà tener conto in vista dell’acconto Iva in scadenza lunedì 29 dicembre perché il reato si “materializza” per chi non versa entro il termine per il versamento dell’acconto relativo al periodo d’imposta successivo.
Nessun intervento, invece, sulla soglia dell’omesso versamento di ritenute (anzi dovrebbe essere specificato che l’illecito sarà collegato non solo alla certificazione rilasciata ai percettori di compensi come accade ora ma anche agli importi indicati nel 770).
Tra le modifiche in arrivo c’è anche la revisione della disciplina sul raddoppio dei termini di accertamento. A regime il fisco potrà andare ai tempi supplementari per i controlli solo se la denuncia sarà trasmessa entro la scadenza ordinaria dei termini. Però, secondo le ultime ipotesi circolate, potrebbe anche essere previsto un regime transitorio per il 2015 e il 2016, concedendo così all’amministrazione finanziaria la presentazione o la trasmissione della denuncia rispettivamente entro due anni e un anno dal termine di decadenza.

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