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DiaSorin alla svolta americana «Il 53% dei ricavi dagli Stati Uniti»

Un’operazione da 1,8 miliardi di dollari che sposta ulteriormente il baricentro della società oltre l’Atlantico e che ne ridisegna il futuro in una prospettiva di riallineamento post-Covid. DiaSorin rileva l’americana Luminex a 37 dollari per azione, gettando le basi per un nuovo soggetto che, completata l’integrazione, sarà in grado di generare 1,25 miliardi di euro di fatturato e un ebitda di 472 milioni di euro. L’iniziativa dell’azienda di Saluggia «nasce da un ragionamento sul posizionamento dell’azienda dopo il Covid» spiega il ceo Carlo Rosa. La domanda di diagnostica legata alla diffusione della pandemia «è stata un’enorme opportunità di sviluppo del business – prosegue -, ma con una portata temporale limitata. È stata un’esperienza che ci ha lasciato in dote una migliore reputazione nel mondo, più clienti e anche maggiori risorse finanziarie; ma ci ha insegnato, soprattutto, che il controllo delle tecnologie è fondamentale per la crescita. Nel molecolare rischiavamo di essere troppo Covid-dipendenti, avevamo l’esigenza di smarcarci inserendo tecnologia nel fatturato». La ratio non è diversa da quella che ha spinto, nelle stesse ore, il fornitore globale di prodotti da laboratorio Avantor a comprare la tedesca Ritter, mentre Roche ha rilevato GenMark diagnostics.

All’annuncio dell’accordo, arrivato domenica sera, il mercato ha reagito molto positivamente: ieri il titolo è rimbalzato deò 9,63%. È l’effetto Luminex, con il suo patrimonio di 900 clienti, 1.300 addetti, l’80% dei ricavi in Usa e una leadership riconosciuta nella diagnostica molecolare multiplexing. «Partendo da un unico campione di sangue o salivare o di altro tipo – spiega Rosa – con questa tecnologia è possibile analizzare non solo un agente patogeno, ma un ventaglio più ampio. Luminex è tra le poche realtà ad avere sviluppato questo percorso, con una macchina che in due ore è in grado di dare una risposta a una cinquantina di agenti patogeni». Oltre alle opportunità di integrazione in questo ambito, le sinergie con Luminex permetteranno a DiaSorin anche di compiere un passo nel segmento life science, grazie alla divisione controllata dalla neoacquisita texana.

DiaSorin procederà alla fusione di Luminex con un nuovo veicolo statunitense interamente controllato dal gruppo italiano. Gli azionisti di Luminex riceveranno 37 dollari per azione, con un premio che DiaSorin dichiara essere del 23,1 per cento rispetto al prezzo di chiusura del 24 febbraio, giorno in cui erano trapelate le prime indiscrezioni sull’operazione. Sarà finanziata con un mix di cassa (la cassa netta di DiaSorin è oggi di circa mezzo miliardo di euro) e debito: a questo scopo l’azienda italiana ha firmato un senior facilities agreement con un sindacato di banche (include Bnp Paribas, Citi, Mediobanca, UniCredit), che prevede un term loan di 1,1 miliardi di dollari con scadenza nel 2026 e un bridge loan di 500 milioni con scadenza entro 12 mesi (si stanno valutando eventali alternative).

A seguito dell’operazione – spiega la società – il leverage ratio è stimato in circa 2,5 volte, ma è previsto che il livello diminuisca grazie alla generazione di cassa stimata delle due realtà messe insieme, che nel 2020, tanto per cominciare, possono contare su un’incidenza dell’ebitda sul fatturato del 38 per cento. Si prevede inoltre che l’operazione possa generare sinergie di costo per circa 55 milioni di dollari entro tre anni dal perfezionamento, atteso entro il terzo trimestre di quest’anno, soggetto al via libera dell’assemblea dei soci di Luminex e ad altre condizioni.

«Con l’acquizione di Luminex – ha ribadito Rosa – superiamo la dimensione attuale e diventiamo un gruppo europeo e americano con una maggioranza di dipendenti negli Usa e una generazione di ricavi che al 53% dipenderà dal mercato americano, in linea con gli obiettivi già annunciati. Mi aspetto molto dagli Usa perché sono un paese dove viene riconosciuta l’innovazione e si conferisce grande importanza alle nuove tecnologie e ai prodotti innovativi».

In quest’ottica, Rosa, non teme il rischio di un «golden power» a stelle e strisce, anche se l’operazione, per essere perfezionata, attende il via libera del Cfius, il Committee on foreign investment in United States. «L’Italia è un paese amico, e DiaSorin è una società considerata un alleato strategico dal Governo americano, come confermano i circa 15 milioni di dollari di finanziamento per la ricerca che abbiamo ricevuto – spiega Rosa -. Negli Stati Uniti impieghiamo circa 700 persone. Non crediamo che questa operazione possa essere giudicata come un atto ostile dalle autorità locali».

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