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Di Risio si ferma, la Irisbus chiude

di Massimo Sideri

MILANO — Per Irisbus non c'è più nulla da fare. Il nuovo acquirente dello stabilimento di Termini Imprese, Massimo Di Risio, ieri ha ufficialmente fatto un passo indietro nell'interesse per l'azienda campana di Valle Ufita. E la Fiat ha messo il cartello di cessata attività: per lo stabilimento avellinese che produceva mezzi pubblici non c'è più futuro, né presente. Si chiude. Comprensibile la rabbia dei 681 dipendenti già in cassa integrazione da tempo indefinito. Per loro è stato un macigno. Anche perché se è vero che della crisi del settore si sapeva da tempo, Di Risio con la sua Dr e la stessa Fiat dall'altra parte del tavolo avevano tenuto fino all'ultimo un piede nelle due partite: Valle Ufita e Termini Imprese. Il manager di Macchia d'Isernia era l'unico acquirente per i due stabilimenti. Ma un suo impegno in ambedue le partite sarebbe stato impensabile fin dall'inizio vista la dimensione ridotta della Dr Motors e il già cospicuo impegno finanziario per affrontare l'avventura siciliana che peraltro ha il vantaggio delle risorse pubbliche. Così nei giorni scorsi, dopo il via libera per l'operazione Termini, le due aziende si sono accordate per tagliare la «zavorra» Irisbus. Sergio Marchionne sa che, anche mediaticamente e non solo in termini di numeri, la partita siciliana è ben più rilevante. La reazione è stata immediata: i presidi all'interno dello stabilimento ieri sono stati sostenuti dalla solidarietà di molti. Anche perché, come ha fatto notare l'ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, l'indotto coinvolge migliaia di persone. I sindacati sono sul piede di guerra. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ha chiesto subito un tavolo al governo. Pesantissima Susanna Camusso la cui dialettica nei confronti del manager della Fiat si sta inasprendo sempre di più: «Sergio Marchionne sa solo chiudere stabilimenti» ha detto la leader Cgil. Intanto, almeno fino al tardo pomeriggio di ieri, nessuna conferma era arrivata da Roma sull'incontro che dovrebbe tenersi il prossimo 21 settembre. «Sono sconcertato dalla decisione annunciata da Fiat e ci sentiamo presi in giro dalle tattiche dilatorie del governo» ha detto Mario Melchionna, segretario della Cisl che con il sottosegretario Gianni Letta si era impegnato a convocare un incontro, mai avvenuto, a Palazzo Chigi. Sulla stessa linea Rifondazione comunista. Mentre Nichi Vendola ha parlato di scelta «incomprensibile e sbagliata». D'altra parte la crisi dell'Irisbus, dal punto di vista commerciale, è incontrovertibile e rispecchia la stretta nei budget delle regioni, sostanzialmente il cliente più importante. Dr pensava infatti di usare i pianali dello stabilimento per entrare nel settore dei veicoli commerciali, un segmento che in Italia pesa per 200 mila vetture all'anno e che per un piccolo marchio poteva avere senso. Proprio per questo aveva firmato un contratto preliminare che però non è mai sfociato in nulla con l'inizio della trattativa su Termini. Anche se sull'argomento il Lingotto si muove con i piedi di piombo, si spera in una soluzione politica. Nulla di ufficiale. Ma se si pensasse a qualche intervento per ridurre al minimo i danni della chiusura la Fiat potrebbe anche essere disposta a trattare. Ma per il momento non si intravedono soluzioni.

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