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Deutsche vara il rimpasto, vertici contestati dai soci

Per far fronte alla crescente insoddisfazione di alcuni grandi investitori istituzionali, Deutsche Bank ha annunciato mercoledì sera una vasto rimpasto dei vertici del gruppo, in vista dell’assemblea degli azionisti di ieri mattina.
Alla vigilia dell’assemblea, i fondi Hermes hanno annunciato di voler votare contro il top management. Lo stesso aveva raccomandato nei giorni scorsi la società di consulenza agli azionisti Iss. Recentemente, diversi azionisti avevano espresso disagio sulle vicende in cui si è trovata coinvolta Deutsche Bank e su come sono state gestite. Tra queste, gli scandali di manipolazione del Libor, il tasso interbancario di riferimento sulla piazza di Londra, e dei cambi. Il gruppo è finito nel mirino delle autorità di vigilanza di diversi Paesi e ha dovuto pagare pesanti multe.
La responsabilità della strategia di ristrutturazione del gruppo, annunciata il mese scorso, che prevede tra l’altro un piano di tagli da 3,5 miliardi di euro e l’uscita da alcuni mercati, viene assegnata direttamente ad Anshu Jain, uno dei due amministratori delegati. Jain lascia invece nelle mani di Stefan Krause, il direttore finanziario che sta per abbandonare questo incarico, la responsabilità, a livello di consiglio di amministrazione, dell’investment banking e dei rapporti con le grandi imprese. Krause rileva anche dall’altro amministratore delegato, Juergen Fischen, l’incarico di seguire la divisione che si occupa delle attività “non core”.
Resta da vedere se il rimpasto, deciso dal consiglio di sorveglianza e comunicato solo mercoledì a tarda ora, basterà nel medio periodo agli investitori – che ieri hanno contestato fortemente il management durante l’assemblea -, soprattutto a quei soci che hanno rilevato come molte delle vicende nelle quali il più grande gruppo bancario tedesco è coinvolto siano avvenute durante la gestione diretta dell’investment banking da parte di Jain. Inoltre, pesa sul futuro dei vertici l’incertezza sul caso giudiziario relativo al fallimento del gruppo Kirch, nel quale Fischen, che nega ogni coinvolgimento, è imputato davanti al tribunale di Monaco di Baviera.
L’annuncio di Deutsche Bank segna inoltre il rientro in scena di Krause, del quale era stato annunciato recentemente l’avvicendamento alla direzione finanziaria, con l’assunzione di alcune delle responsabilità dei due amministratori delegati. Krause viene proposto anche per la presidenza di Postbank, la controllata che Deutsche Bank vorrebbe cedere, nell’ambito del piano per ridimensionare la presenza nell’attività bancaria al dettaglio, che prevede anche la chiusura di 200 filiali a marchio Deutsche. Il capo della divisione retail, Rainer Neske, lascerà la banca a fine giugno.
Nel rimpasto delle altre posizioni di management, acquista peso l’italiano Fabrizio Campelli, già direttore della strategia di gruppo, chiamato ad affiancare Jain nel seguire la ristrutturazione. Campelli, in Deutsche Bank da undici anni, assume anche l’incarico di vice chief operating officer.
A dispetto delle forti contestazioni, Jain ha concesso che la banca ha impiegato più tempo del previsto per risolvere i contenziosi legali con le autorità statunitensi e inglesi e che il piano di taglio dei costi non ha dato i risparmi sperati. Il co-ceo ha tuttavia sottolineato che il gruppo ha fatto anche progressi, rafforzando capitale e core business.

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