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Deutsche si tiene stretta il subordinato. Ad aprile non rimborserà 1,25 miliardi

Per capire se si tratti solo di un’eccezione o, se invece, ci troviamo solo al primo atto di un fenomeno ben più ampio, servirà del tempo. Ma è certo che la mossa annunciata ieri da Deutsche Bank esprime bene il livello di allarme che c’è sui mercati in questo momento. Il colosso tedesco ha infatti deciso di rimandare il rimborso di un bond Additional Tier 1 da 1,25 miliardi di dollari la cui scadenza era fissata per il prossimo 30 aprile. La decisione, va detto, è assolutamente lecita e rientra tra le opzioni date all’emittente e previste nei contratti con i sottoscrittori, tipicamente istituzionali. I bond At1 – noti anche come CoCo bond, ovvero contingent convertible – sono particolari strumenti di debito assimilabili, per livello di rischio, all’equity. Sono strutturati per essere perpetui, ma possono essere richiamati dalle banche per essere rimborsati dopo un determinato periodo di tempo (in questo caso il 30 aprile appunto), qualora la banca lo ritenga necessario, e spesso ciò accade.

Di norma le banche hanno sempre riscattato gli strumenti At1 alla prima finestra possibile, sebbene il Banco Santander lo scorso anno sia andato in controtendenzar.

È evidente, tuttavia, che in questa fase di alta volatilità e di profonda incertezza, la banca tedesca abbia preferito non rimborsare gli obbligazionisti, e abbia invece scelto di continuare a pagare una cedola, rimandando al futuro ogni decisione. Una scelta che ragionevolmente potrebbe essere determinata da semplici valutazioni di convenienza finanziaria e di tesoreria, ma che dà bene la misura dell’eccezionalità del momento vissuto sui mercati. L’indice di mercato iBoxx che monitora l’andamento del segmento dei CoCobond in euro del resto ha toccato il minimo da sei mesi questa settimana, a conferma della tensione e dall’avversione al rischio da parte degli investitori. La decisione riflette la strategia della banca di «valutare tutte le possibilità», come si legge in una nota dell’istituto, al fine di gestire al meglio il costo del funding della banca e prendendo in considerazione le condizioni di mercato e anche il valore patrimoniale attuale e prospettico sotto il profilo regolatorio.

Si vedrà ora quale sarà la reazione di altri emittenti alle prese con strumenti simili. Sono diverse le banche italiane che hanno piazzato sul mercato Additional Tier 1 anche nelle ultime settimane, peraltro con notevole successo sul fronte della domanda, per rispondere alle esigenze regolamentari imposte dalla normativa rispetto ai requisiti Tlac e Mrel. Si va da Intesa Sanpaolo a UniCredit, da Ubi a BancoBpm.

Lo scenario di forte avversione al rischio, e di deterioramento delle prospettive economiche e finanziarie a livello globale, potrebbe ora spingere anche altri istituti a valutare l’opportunità di mettere in stand-by i rimborsi, magari in attesa di maggiore visibilità. Anche perché per gli istituti potrebbe essere economicamente più vantaggioso continuare a tenere i bond nel cassetto, pagando cedole anche ricche ai detentori, piuttosto che dover richiamare i bond e rimborsare l’intero capitale.

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