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Deutsche paga la cura shock. Nel 2019 persi altri 5,7 miliardi

FRANCOFORTE

Il passato in perdita, il presente e il futuro in profitto. Così il neo-ad di Deutsche bank Christian Sewing ha coniugato ieri i numeri e le tendenze del bilancio 2019, con il segno “meno” relegato ai costi della ristrutturazione, lanciata lo scorso 7 luglio e già arrivata al 70% del percorso programmato, e il segno “più” abbinato alla crescita di ricavi e profitti a mecchia di leopardo nelle quattro attività strategiche anno su anno o trimestre e su trimestre, e con la promessa di nuovi utili in arrivo nel 2020. Così la peggiore perdita degli ultimi cinque anni, un profondo rosso 2019 da 5,7 miliardi generato dai costi della trasformazione ma peggiore dei 5 miliardi attesi, è stata controbilanciata dal profitto pre-tasse di 2,8 miliardi esclusi accantonamenti e costi del piano di trasformazione (+7% rispetto al 2018) proveniente da investment banking (ricavi +13% quarto trimestre 2018/2019) asset management (+31%). Il CET1 intanto invece di calare come temuto, è salito dal 13,4% del terzo trimestre 2019 al 13,6% del quarto, tornando al livello 2018. Dal quarto trimestre 2018 al 2019 l’esposizione a leva (leverage exposure) è crollata da 281 a 127 miliardi e il veicolo CRU di cessione degli assets non più strategici ha superato le aspettative: RWA calati da 72 del 2018 a 46 miliardi a fine 2019 contro i 52 previsti. Capitale assorbito e liberato in equilibrio.

Il doppio messaggio scandito dallo stile pragmatico e prudente dell’ad, ha provocato nell’immediato in Borsa con il profondo rosso un calo del 4.5% (-8% nei rarefatti scambi pre-apertura) seguito da una ripida risalita su solidità e prospettive utile che ha portato il rialzo a fine giornata a +4,23% e il prezzo a quota 8,31 euro in controtendenza rispetto a un Eurostoxx bancario a -0,7%. Coronando così la performance di +21% da inizio anno e +41% dal minimo storico toccato cinque mesi fa.

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