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Deutsche: crollano gli utili, si tratta con gli Usa

Deutsche Bank paga in bilancio e in Borsa il doppio colpo inferto dalla necessità di ristrutturazioni e dalla fragilità delle attività di trading e investment banking. Sconta anche lo spettro dei nuovi imminenti stress test in Europa, dopo gli allarmi già lanciati sulla sua pericolosità per le piazze globali dal Fondo monetario internazionale e dalla Federal reserve, nonché di nuove sanzioni sui derivati immobiliari in corso con il Dipartimento alla Giustizia degli Stati Uniti.
Il colosso tedesco ha riportato ieri conti del secondo trimestre dell’anno segnati da un crollo del 98% nei profitti, a 20 milioni di euro, appesantiti da oneri per 600 milioni tra svalutazioni e costi legali. Le entrate sono scivolate di un quinto a 7,4 miliardi.
L’istituto di Francoforte, tra i re dell’alta finanza europea, è ugualmente riuscito a superare le previsioni della vigilia. Ma queste erano parse estremamente incerte: variavano da perdite di un miliardo di euro a guadagni di mezzo miliardo. Un aspetto che non è sfuggito al mercato: in una giornata che ha visto i titoli finanziari in generale marciare al rialzo nel Vecchio continente, quelli di Deutsche Bank hanno perso quota, inizialmente in ribasso di circa il 5% e in seguito del 3 per cento.
Da gennaio 2016 la banca ha ormai bruciato il 45% del suo valore in Borsa rispetto al 27% dell’indice settoriale dello Stoxx Europe 600.
Le battute d’arresto sono state apertamente riconosciute dall’amministratore delegato John Cryan, arrivato alla guida della banca l’anno scorso come co-Ceo e da maggio unico chief executive con il compito di raddrizzare drasticamente la rotta. Ha giàfatto scattare un piano per l’eliminazione di 30mila posti di lavoro in due anni. E davanti ai risultati ha fatto capire di essere pronto a ulteriori giri di vite: serviranno, ha detto, piani «più ambiziosi» sui controlli dei costi e riorganizzazioni «più intense e tempestive» qualora il clima sulle piazze finanziarie non dia segni di schiarite. Anche se proprio i tagli hanno avuto tra le conseguenze quella di erodere il business. Con i bassissimi tassi di interesse in Europa, ha aggiunto Cryan, sono a loro volta immaginabili misure per far pagare le pressioni ai clienti: «Non crediamo che le banche staranno ferme e assorbiranno i costi».
La divisione Global markets, che include il trading ed è la principale dell’istituto, ha sofferto il declino più grave, con uno scivolone del 28% delle entrate a 2,4 miliardi. Il Tier 1, che misura il rispetto di requisiti di capitale di alta qualità rispetto agli asset, è stato nel frattempo pari al 10,8%, leggermente migliorato rispetto ai primi tre mesi del 2016 ma tuttora in calo dall’11,4% di un anno fa. Dovrebbe risalire all’11% nei prossimi mesi grazie a nuove cessioni in Cina. L’istituto ha invece indicato di non avere intenzione di lanciare aumenti di capitale e di trovarsi in cassa 220 miliardi di liquidità di riserva.
Su Deutsche, che in Italia ha la più forte presenza europea al di fuori della Germania, incombono però anche altre incognite prima di poter risalire la china. Gli esiti degli stress test europei, ai quali secondo gli analisti Deutsche potrebbe essere vulnerabile, sono attesi venerdì. Questo dopo che le sue attività statunitensi sono già state di recente bocciate dalla Fed e che l’Fmi l’ha nei fatti battezzata come la banca più pericolosa per la stabilità dell’intero sistema finanziario globale richiedendo una maggior supervisione.
L’istituto ha inoltre reso noto di essere impegnato in negoziati con le autorità federali americane per risolvere entro l’anno uno dei due grandi scandali legali – l’altro riguarda le attivita’ in Russia – che ancora la affliggono: quello su vaste irregolarità legate ai mutui negli Stati Uniti, una saga per la quale altre grandi banche hanno ormai versato risarcimenti e penali multimiliardarie, ultima Goldman Sachs con 5,1 miliardi di dollari. Deutsche ha oggi riserve legali per circa 5,5 miliardi, aumentate di altri 120 milioni nel secondo trimestre.

Marco Valsania

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