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Deutsche Börse e Nyse trattano sulla governance

di Marco Valsania

Dovrebbe essere oggi l'alba del nuovo leader delle borse mondiali. Un leader alla vigilia ancora senza nome, ma che nascerà unendo la culla della finanza americana, il New York Stock Exchange, e il gigante europeo Deutsche Börse.

Le sorprese dell'ultima ora, dato il rilievo dell'operazione, non sono escluse: in tarda serata il canale televisivo Fox Business ha riportato che altre due grandi piazze statunitensi, il Chicago Mercantile Exchange e il Nasdaq, potrebbero allearsi e presentare un'offerta alternativa per il Nyse, dando battaglia a Deutsche Börse.

Le nuove indiscrezioni, se confermate, potrebbero rappresentare un colpo di scena per una fusione altrimenti parsa in dirittura d'arrivo: board convocati in queste ore per il voto, dopo che domenica non sono emersi ostacoli durante un incontro del vertice Nyse. E l'amministratore delegato di Nyse Euronext Duncan Niederauer, destinato a rimanere chief executive del gruppo combinato, impegnato al telefono per rassicurare autorità preoccupate delle conseguenze del merger per gli interessi nazionali: da politici di Washington a ministri del Vecchio continente .

L'interrogativo in cerca di risposta, in una nuova Borsa tedesco-americana, è chi avrà davvero il controllo dell'exchange. Ufficialmente sarà Deutsche Börse a detenere il 60% della nuova società, la cui sede legale dovrebbe diventare Amsterdam. Ma la catena di comando filtrata è un gioco di equilibri che lascia ampi spazi al Nyse. A partire da Niederauer sulla poltrona operativa di Ceo, mentre il tedesco Reto Francioni sarà presidente. Nel management sarà consacrato forse un rapporto di tre a uno a favore di executive europei, tra i quali Andreas Preuss al comando del business dei derivati, uno dei più redditizi già nelle sue mani a Deutsche Börse. Il comitato esecutivo sarà però equamente spartito.

Prese di posizione dai toni cauti o polemici sono arrivate da entrambe le sponde dell'Atlantico. Il senatore democratico di New York Charles Schumer – reagendo alla versione del deal come takeover da parte di Duetsche Börse – ha dichiarato di aver chiesto e ricevuto assicurazioni che sarà il Nyse a tenere «il controllo manageriale». E ha invitato a non cedere neppure sul nuovo nome, una resistenza che spiega questo tassello mancante. «New York Stock Exchange è un simbolo di prestigio nazionale e un marchio che non deve soffrire». Ha avvertito i tedeschi a «non cercare di averla vinta». La tensione è tale che le due borse stanno ipotizzando di accontentarsi per la casa madre di un marchio generico, Global Exchange Operator. L'allarme di Schumer non è isolato. Lo stesso Wall Street Journal ha definito il merger una colossale scommessa per i dirigenti Nyse: vinceranno se guideranno una Borsa globale capace per dimensioni e efficienza di tenere a bada rivali vecchi e nuovi. Perderanno se la fusione deluderà, accusati d'aver svenduto un pilastro del capitalismo a stelle e strisce.

La preoccupazione opposta, che sia il Nyse a conquistare troppo potere, ha invece trovato eco in Germania. Johannes Witt, rappresentante sindacale nel supervisory board di Deutsche Börse, ha citato le parole di Schumer come un avvertimento. Un monito sull'esito finale della fusione: «Sarà solo questione di tempo prima che gli americani assumano il controllo». Witt ha portato a esempio la precedente fusione decisa dal Nyse, con il network di mercati europei Euronext. Nel 2006 fu descritta come merger tra eguali, ma la «mente» del gruppo si spostò poi a New York. Più ancora della Germania trema così la Francia, ex patria di Euronext: teme ulteriore emarginazione.

Paure e obiezioni difficilmente faranno deragliare un'operazione spinta dalla concorrenza internazionale tra mercati e a lungo orchestrata (il negoziato ha accelerato il passo a gennaio a Davos). Finiranno tuttavia sul tavolo delle authority che dovranno approvare la nuova «piazza», e potrebbero imporre trattative supplementari. Lo stato tedesco di Hesse, sede di Deutsche Börse, ha fatto sapere che difenderà Francoforte come capitale finanziaria.

Battaglie sul filo di rivendicazioni nazionali sono esplose anche sull'altra grande fusione tra borse, annunciata tra Londra e Toronto. Il ministro delle Finanze dello stato canadese dell'Ontario ha minacciato di bloccarla a causa dei soci mediorientali nel London Stock Exchange. E alzate di scudi o concessioni a Toronto potrebbero riaprire vecchie ferite nel merger tra Londra e Milano.

 

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