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Deutsche Bank, i tassi negativi fanno perdere 400 milioni su 100 miliardi depositati in Bce

Chi non vorrebbe avere 100 miliardi depositati sul conto di una banca? A nessuno però piacerebbe sapere che quel deposito fa perdere 400 milioni ogni anno. Soprattutto se quella liquidità non è proprietà privata, ma dei clienti. La cifra dei 100 miliardi depositati e dei 400 milioni persi in un anno non è generica, ma si riferisce a Deutsche Bank e alla giacenza media di liquidità presso la Bce nel 2018. Il dato emerge dalle comunicazioni inviate da Deutsche alla Sec(filing F20) sui dettagli del nuovo piano di ristrutturazione approvato da pochi giorni, in cui il colosso bancario tedesco comunica per la prima volta lo spaccato della distribuzione complessiva della liquidità depositata presso le banche centrali. Il dato globale di 208,2 miliardi di euro si compone di 101,12 miliardi presso Bce che, a un tasso negativo dello 0,4%, hanno generato nel 2018 interessi negativi per 406 milioni. Sui restanti 107,079 miliardi di liquidità depositati presso altre banche centrali, gli interessi medi percepiti sono dell’1,88% per una remunerazione di 2,015 miliardi.

La politica dei tassi negativi di Bce impatta dunque pesantemente sul conto economico di Deutsche Bank, che ha già annunciato di aver ridotto di circa 50 miliardi la giacenza di liquidità, presumibilmente intaccando quella presso Bce secondo un report di Mediobanca Securities. Non sarà facile poiché – come dimostra l’allentamento deciso mercoledì dalla Federal Reserve – i timori di rallentamento dell’economia globale stanno portando le varie banche centrali del mondo ad abbassare i tassi. E in ogni caso, l’idea di un rialzo dei tassi – che dominava fino a dicembre 2018 – è scomparsa dall’orizzonte di qualunque banca centrale. Il problema, ovviamente, non riguarda solo Deutsche Bank poiché i tassi negativi sui depositi Bce stanno pesantemente condizionando la redditività di tutte le istituzioni finanziarie dell’Eurozona. Non solo, anche della Svizzera. Tanto che nei giorni scorsi è trapelato che, a seguito dei tassi negativi sulle riserve obbligatorie della Banca entrale Svizzera, anche Ubs si avvia a seguire le orme di Julius Baer e Pictet, che scaricano sui clienti più abbienti il costo dovuto a una politica monetaria accomodante fatta di tassi bassi. E anche al Credit Suisse stanno pensando a una mossa analoga.

Nell’eurozona, le speranze delle banche (soprattutto tedesche e francesi, come si vede dal grafico a fianco di Moody’s) sono in un intervento di Bce che lo scorso 25 luglio ha annunciato di esaminare la possibilità di introdurre un «tiered system» sulla remunerazione delle riserve che potrebbe riguardare gli 1,8 miliardi di eccesso di liquidità depositato in Bce. Il «tiering» sui depositi, ventilato da Bce già dal 2016, è la possibilità che sulle riserve eccedenti di liquidità le banche non paghino il -0,40% ma un tasso dello 0%. Ma sul tema non c’è ancora un consenso maggioritario in seno alla Bce. Anche perchè un eventuale «tiering» potrebbe allentare la riduzione della pressione al rialzo su tassi monetari come l’Eonia, che figura tra gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dalla Bce per l’intera Eurozona. Sottotraccia, già si intravedono tensioni su scelte che avvantaggerebbero soprattutto le banche tedesche e francesi a discapito di quelle dell’europeriferia.

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