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Deutsche Bank riscopre i BTp

La Deutsche Bank ha più che raddoppiato negli ultimi tre mesi la sua esposizione al debito pubblico italiano, mentre ha ridotto quella verso gli altri Paesi della periferia dell'eurozona. Il dato emerge dai risultati del terzo trimestre della più grande banca tedesca ed acquista un particolare significato dopo le polemiche del luglio scorso quando era stato reso noto che l'esposizione al debito sovrano dell'Italia era crollata da 8 miliardi di euro a poco meno di un miliardo. La banca spiegò il movimento con la decisione di ridimensionare il portafoglio titoli ereditato con l'acquisizione della Postbank. Ora la cifra è risalita a 2,25 miliardi di euro ed è stata attribuita dal direttore finanziario Stefan Krause in una teleconferenza con gli investitori anche all'attività di market making svolta sul debito italiano. Deutsche è uno dei 5 super-primary dealer designati dal Tesoro.

Fonti di mercato hanno però confermato ieri al Sole-24 Ore che nelle ultimissime settimane sono ripresi gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte di altre banche europee (per conoscerne l'entità si dovrà aspettare la pubblicazione di altri risultati trimestrali) e da parte di fondi di investimento, in particolare Sicav francesi. Per il momento gli acquisti, basati sulla convinzione che, a questi livelli di spread ed escludendo un evento catastrofico come un default o un collasso dell'euro, l'Italia sia da comprare, sono concentrati soprattutto sul comparto a breve. A due anni, il rendimento delle obbligazioni italiane era ieri attorno al 4,50%, 300 punti base in più del tasso ufficiale Bce, alla quale le banche possono consegnare i titoli per finanziarsi. Sul mercato resta però l'incertezza sulle decisioni europee delle prossime ore per affrontare la crisi del debito sovrano e sulle misure che verranno annunciate dall'Italia: fino a che queste due incognite non saranno risolte, gli acquisti su titoli italiani a lunga scadenza resteranno più modesti.

Deutsche Bank ha portato la sua esposizione complessiva verso i Paesi della periferia d'Europa da 3,67 miliardi di euro alla fine di giugno a 4,4 alla fine di settembre. L'aumento è stato quindi più che coperto dagli acquisti di titoli italiani. I titoli greci sono stati svalutati per 228 milioni di euro, portandoli al 46% del valore nominale, quindi ben al di là del 21% accettato dai creditori privati nell'accordo del luglio scorso, e vicino alle percentuali di haircut di cui si sta parlando in questi giorni.

L'impegno della Deutsche Bank in Italia è stato ribadito ieri dall'amministratore delegato della banca nel nostro Paese, Flavio Valeri. «Abbiamo un programma di crescita costante – ha detto al Sole 24 Ore – con attività ben bilanciate fra quella bancaria tradizionale e banca d'affari. A settembre abbiamo completato un aumento di capitale da 270 milioni di euro dedicato all'Italia. Quest'anno abbiamo aperto 30 nuovi sportelli e assunto 200 promotori di Finanza & Futuro. Nei mercati dei capitali siamo stati book-runner delle emissioni di Telecom ed Enel e degli aumenti delle principali banche». Anche se Deutsche non pubblica risultati per Paese, l'Italia, secondo mercato in Europa dopo quello tedesco, dovrebbe migliorare nel 2011 la redditività record del 2010.

Complessivamente, Deutsche Bank ha riportato nel trimestre utili per 777 milioni di euro (dopo la perdita di 1,2 miliardi dello stesso periodo 2010 a seguito dell'operazione Postbank), con un forte impulso dall'attività di banca tradizionale e maggiori difficoltà per l'investment bank, colpita dalle turbolenze di mercato, le più gravi da fine 2008, secondo il presidente Josef Ackermann.

 

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