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Deutsche Bank rialza la testa

Deutsche Bank ha sorpreso il mercato con risultati finanziari preliminari sopra le attese. E il titolo, che quest’anno aveva finora lasciato sul terreno il 35%, è stato protagonista di un forte rimbalzo, chiudendo in progresso del 7,28% a 10,306 euro e piazzandosi in vetta all’indice Dax 30 di Francoforte.Il colosso tedesco ha previsto per il secondo trimestre un utile netto di 400 milioni di euro, contro una stima media degli analisti di 159 mln. L’utile pre tasse dovrebbe attestarsi a 700 milioni, contro una stima media di 321 mln. I ricavi sono stimati a 6,6 miliardi, oltre il consenso medio di 6,4 mld, e le spese non da interessi a 5,8 miliardi (6 mld). Il Cet 1 è atteso a circa il 13,6%, contro una stima media del 13,3%. Il ratio fully-loaded leverage dovrebbe arrivare al 3,9%, più del previsto (3,7%).

L’amministratore delegato Christian Sewing ha imposto alla banca un vero e proprio piano di lacrime e sangue. Il team di corporate strategy globale, per esempio, è stato già smantellato. Il numero complessivo di dipendenti scenderà dagli attuali 97 mila ben al di sotto di 90 mila. Deutsche Bank punta a ridurre la forza lavoro della divisione trading e vendita di azioni del 25%.

I risultati dell’intero anno saranno influenzati da oneri di ristrutturazione fino a 800 milioni di euro. Per il 2019 si punta a un taglio dei costi rettificati fino a 22-23 miliardi di euro. Deutsche Bank ha operazioni di trading di vasta portata e una presenza significativa nel business del reddito fisso e dei derivati ed è più esposta a questi segmenti rispetto alle concorrenti europee. Ma i regolatori della Bce e quelli americani hanno cominciato a preoccuparsi per queste dimensioni e per la posizione finanziaria sempre più debole. Gli investitori e gli ex dipendenti si aspettano che l’istituto ridimensioni ulteriormente la sua attività di trading, nella scia di quelle che, a detta di fonti di mercato, sono le pressioni dei regolatori bancari Usa e Ue. La banca ha fatto sapere che modificherà la sua strategia, ritirandosi da certe intermediazioni finanziarie e attività di credito che non generano denaro sufficiente, soprattutto negli Stati Uniti e in Asia.

Alla luce dei numeri trimestrali, l’attenzione sarà rivolta specialmente ai clienti facoltosi e al finanziamento alle aziende in Germania e in Europa. Anche il business del trading di tassi di interesse negli Usa e quello del prime brokerage saranno ridimensionati. Le attività internazionali relative alla divisione commercial e private banking si focalizzeranno sui mercati in crescita, come Italia e Spagna.

Deutsche Bank aveva archiviato il primo trimestre con l’utile netto in calo del 79%. I ricavi erano scesi del 5% a 7 miliardi di euro, con quelli dell’investment banking a 3,8 miliardi (-13%). I ricavi avevano accusato una diminuzione in tutte le principali divisioni della banca, con il trading del reddito fisso a -16% e quello azionario a -21%.

Giacomo Berbenni

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