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Deutsche Bank, l’ora più dura Via ai licenziamenti, Borsa gelida

Aiuto, il gigante tedesco è diventato un nano. Con un titolo di questo tenore, il settimanale Focus ha sintetizzato lo sgomento con cui la Germania ha accolto la notizia del piano di ristrutturazioni massicce annunciato da Deutsche Bank, che costerà 7,4 miliardi di euro entro il 2022 e 18 mila posti di lavoro su un totale di 90 mila, ma che soprattutto ridimensiona in maniera definitiva le ambizioni internazionali della più grande banca della Repubblica federale. In Borsa il titolo ha pagato dazio con una perdita del 5,39% a 6,78 euro mentre Moody’s, pur apprezzando i tagli, ha mantenuto l’outlook negativo giudicando l’obiettivo di tornare alla redditività molto ambizioso È archiviato dunque il sogno di confrontarsi con i giganti della finanza mondiale, di diventare, come sintetizza un operatore «come Goldman Sachs, ma in un fuso orario diverso ». E sembrano lontanissimi i tempi dell’acquisizione di Bankers Trust, quando la società di Francoforte era diventata, in via provvisoria, la più grande banca del pianeta.
I tagli anticipati dal Consiglio di amministrazione sono cominciati già ieri mattina, nelle sedi asiatiche della banca: «Un passo doloroso ma inevitabile», lo ha definito l’amministratore delegato Christian Sewing. I dispacci d’agenzia raccontano che il dramma si è concretizzato in poche ore, con dipendenti delle agenzie di Londra, di Tokyo, di Sydney e di Singapore, costretti a restituire i badge aziendali e accompagnati all’ascensore. In mano gli scatoloni di cartone con gli oggetti personali, qualcuno ha ceduto alle lacrime, riproponendo quelle che un ex funzionario ha definito «scene come quelle di Lehman Brothers nel 2008».
A essere sacrificate sono le persone impiegate soprattutto sui prodotti finanziari: l’istituto ha deciso di ritirarsi da un settore di affari considerato più rischioso, per concentrarsi sulle attività “meno volatili”, come il corporate banking e la gestione dei capitali. Ma non tutti gli osservatori condividono le scelte di Sewing. Per alcuni la decisione di tagliare è arrivata troppo tardi, quando la concorrenza si è già concentrata su queste attività “più solide”. Altri si chiedono se i clienti dei comparti tradizionali resteranno, visto che Deutsche non è più in grado di fornir loro ogni tipo di servizio. Qualche analista si misura sui motivi del crollo: al di là di qualche scandalo nel passato, con il premio Pianeta nero per la scarsa sensibilità ambientale e le accuse di coinvolgimento in riciclaggio e nella violazione di sanzioni internazionali, la banca non sembrerebbe in una situazione disastrosa.
Il processo di ristrutturazione durerà tre anni e mezzo: oltre ai 18 mila esuberi, una parte della forza lavoro verrà trasferita nella “bad bank” che raccoglierà le attività in sofferenza (74 miliardi di euro di attivi, non tutti deteriorati). L’assegnazione dei dividendi verrà bloccata per almeno due anni. Moody’s ha mantenuto il rating del gruppo ad A3 ma resta l’outlook negativo. Il ritorno alla redditività potrebbe «materializzarsi dopo diversi trimestri o anni».
Il management si è impegnato a fare il possibile per assistere i licenziati, ma le dimensioni della manovra sembrano rendere impossibile un loro riassorbimento veloce sul mercato. Unico vantaggio, il fatto che i tagli fossero stati ampiamente annunciati, e che molti hanno potuto provato a cercare un “piano B” prima di lasciare il posto di lavoro.
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