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Deutsche Bank, faro Bce su Cina e Qatar

L’embargo sul Qatar e le esposizioni cinesi preoccupano. Così la Bce ha acceso un faro su Deutsche Bank, o meglio su tre tra i suoi maggiori azionisti, due del Qatar e uno cinese, per il loro peso eccessivo nel capitale della prima banca tedesca. Peso eccessivo che, alla luce delle ultime vicende di cronaca politica e finanziaria, evidentemente allarma i supervisori di Francoforte. A rivelarlo è il foglio bavarese Sueddeutsche Zeitung, in un articolo intitolato «Da dove vengono i soldi». Il giornale riferisce che la cinese Hna, primo azionista della banca tedesca da maggio 2017 ha aumentato in primavera la sua quota di partecipazione nella banca tedesca al 9,9% e che quote altrettanto alte sono detenute da due sceicchi della famiglia regnante del Qatar. Paese sotto embargo dal 5 giugno scorso da parte da un gruppo di paesi guidati da Arabia Saudita ed Egitto, per il presunto sostegno a organizzazioni terroristiche. Il conglomerato cineseHna, fondato nel 1993 dal miliardario cinese Chen Feng partendo dalla compagnia aerea locale Hainan Airlines e ha investimenti importanti, tra gli altri, in Uber, Nh Hotel, nei duty free svizzeri della Dufry, negli alberghi di Hilton e nella finanza di Skybridge Capital .
La famiglia reale del Qatar invece è socia di Deutsche Bank dal 2014 tramite due fondi gestiti dall’ex primo ministro Hamad Bin Jassim Bin Jabr al-Thani e da Hamad Bin Khalifa al-Thani. La cinese Hna invece è diventata azionista a sorpresa lo scorso febbraio con una quota del 3%, salita al 5% circa a marzo tramite la partecipazione all’aumento di capitale da 8 miliardi di euro chiuso. Partecipazione incrementata ulteriormente fino al 9,92% nei mesi successivi, attraverso la holding di investimenti austriaca C-Quadrat.
«La nuova struttura azionaria di Deutsche Bank – scrive il quotidiano tedesco – richiama l’attenzione degli organi di supervisione finanziaria europea». I supervisori della Banca centrale starebbero «verificando» se avviare una procedura di controllo sugli azionisti. Si tratterebbe di una novità, scrive anche il giornale, dal momento che controlli del genere si possono eseguire solo su azionisti in possesso di quote superiori al 10%. Per procedere, in questo caso, i supervisori dovranno dimostrare, che gli azionisti in questione abbiano effettivamente molta influenza.
«Come si procederà non è ancora chiaro, ma questi tre azionisti saranno trattati come se avessero più del 10% del capitale di Deutsche Bank», ha riferito una fonte dall’istituto di Francoforte che ha preferito restare anonima, citata dal quotidiano tedesco. L’influenza dei cinesi e del Qatar è «considerevole». Tutti e tre gli azionisti hanno introdotto un rappresentante nel consiglio di sorveglianza.
L’obiettivo dei controlli dei supervisori Bce, da mandato della banca centrale, è stabilire, nell’interesse dell’istituto e della collettività, se un investitore sia affidabile e solido dal punto di vista finanziario. Se, inoltre, la provenienza dei capitali utilizzati per l’investimento, sia lecita. Se l’azionista in questione non abbia legami con attività di rilievo penale, come il riciclaggio dei capitali o il finanziamento di attività terroristiche.

Riccardo Barlaam

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