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Deutsche Bank, i cinesi di Hna al 9,9%. Diventano primi soci

Per Deutsche Bank è probabilmente cambiata stagione. Dalla modalità crisi passa alla modalità crescita — dicono gli analisti del settore. Dopo gli anni degli arretramenti, delle multe e della confusione strategica, ora ha di fronte la sfida della ricostruzione e della riconquista delle quote di mercato perdute. Non facile nemmeno questa fase, per il Ceo John Cryan. Sta di fatto che la maggiore banca tedesca ha negli ultimi mesi chiuso una serie di punti di crisi e ieri l’annuncio di un notevole investimento nel suo capitale da parte di uno dei più aggressivi investitori cinesi può essere il segno di una ritrovata fiducia da parte della finanza internazionale.

A inizio aprile, Deutsche Bank ha effettuato con successo un aumento di capitale da otto miliardi (ne ha raccolti 28 dal 2010) che ha rafforzato il bilancio e ha portato il core capital ratio dall’11,8% a oltre il 14%, ben all’interno dei requisiti stabiliti dalle autorità di vigilanza.

In parallelo, praticamente tutte le dispute giudiziarie che sollevavano dubbi sui rischi per i conti sono state appianate. E la ristrutturazione dei diversi business è stata, pur con incertezze, avviata. La banca è insomma più solida di un anno fa, anche di sei mesi fa. Le prospettive di business, però, non sono ancora brillanti. È vero che nel primo trimestre dell’anno ha registrato un utile netto di 571 milioni, il 52% in più del primo trimestre del 2016. Ma il risultato è stato realizzato soprattutto attraverso il taglio del 12% dei costi.

Nello stesso periodo, le entrate sono scese del 9%, a 7,3 miliardi, un risultato deludente, segnato da perdite di quote di mercato nei confronti delle grandi big banks americane, soprattutto nell’investment banking. Cryan, che ha fama di grande ristrutturatore bancario, dovrà dunque sempre più concentrarsi sulla crescita dell’attività.

L’acquisizione annunciata ieri dalla conglomerata Hna Group dovrà essere valutata, nella sua portata, nelle prossime settimane e mesi. Il gruppo cinese ha aumentato la quota che già possedeva da febbraio nella Deutsche Bank al 9,9%, il che ne fa il primo azionista singolo davanti a Black Rock (5,9%) e a due veicoli d’investimento della famiglia regnante del Qatar che assieme si avvicinano al 10%. Sul senso dell’investimento cinese e sulla strategia dell’Hna Group — se speculativa o politicamente voluta da Pechino — ieri si interrogavano i mercati. Per ora, la cosa certa è che la conversazione su Deutsche Bank è cambiata: ieri era un rischio, ora, forse, è un’opportunità.

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