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Deutsche Bank cede asset in Usa

Le megabanche giapponesi, ricche di liquidità, si espandono all’estero, preferibilmente acquisendo attività messe in vendita da istituti europei indotti ad alleggerire le loro posizioni su asset di rischio – e disfarsi di attività non-core – dall’esigenza di rafforzare la loro situazione patrimoniale, anche in vista dei più stringenti requisiti di Basilea 3. Un’ulteriore dimostrazione di questa tendenza è l’annuncio che Mitsubishi Ufj Financial Group acquisirà in contanti dalla Deutsche Bank il portafoglio di crediti immobiliari-commerciali Usa valutato in 3,7 miliardi di dollari. Con questa operazione, il gruppo tedesco riduce la sua presenza in un mercato che è diventato una continua fonte di preoccupazioni a causa delle numerose inchieste e cause giudiziarie.
Mufg, principale banca giapponese e uno dei principali azionisti di Morgan Stanley (che salvò con il suo investimento al culmine della crisi finanziaria del 2008), intende entrare nel novero dei primi dieci gruppi bancari statunitensi: la sua controllata di San Francisco, Union Bank, reduce dall’acquisto di un paio di banche regionali fallite e di Pacific Capital Bancorp, passerà intanto dal 17esimo al nono posto in Usa nel settore dei grandi crediti commerciali-immobiliari. Dal 2010 Mufg aveva anche acquistato portafoglio di crediti, specie nel project finance dalla Royal Bank of Scotland (Rbs), per circa 6,4 miliardi di dollari. Gli altri colossi nipponici non stanno a guardare: Mizuho ha da poco rilevato la filiale brasiliana della tedesca WestLb per circa 380 milioni di dollari, mentre Sumitomo Mitsui Financial Group aveva rilevato l’anno scorso il leasing aeronautico della Rbs per 7,2 miliardi di dollari. Quest’anno si sono mosse anche altre finanziarie nipponiche, come il gruppo Orix Corp, che ha rilevato l’asset manager Robeco dall’olandese Rabobank in una operazione del valore di quasi 2 miliardi di dollari. «Ai tempi della bubble economy, i gruppi giapponesi compravano trofei negli Stati Uniti, come il Rockefeller Center o i migliori campi da golf della California» osserva Jesper Koll, analista di JPMorgan a Tokyo. «Ora agiscono in modo più intelligente: comprano flussi di reddito futuro».
La crescente internazionalizzazione delle banche giapponesi è evidenziata anche dal fatto che le acquisizioni estere hanno spinto in poco più di due anni la percentuale oltreconfine del totale dei loro crediti dal 16 al 20 per cento. La preferenza per acquisizione di grandi portafogli di prestiti, inoltre, consente loro di accelerare l’espansione minimizzando le conseguenze sulla loro solidità patrimoniale, rispetto ad investimenti nel capitale di altri istituti (che pure hanno fatto, soprattutto in Asia, con quote di minoranza).

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