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Deutsche Bank I capitali e la ragnatela delle regole

La crisi di Deutsche Bank è una questione nazionale per la Germania. Ma è anche una questione europea. Non solo perché, come ha sottolineato il Fondo monetario internazionale qualche mese fa, la banca è quella con il maggiore impatto sistemico tra quelle europee. Anche perché le sue difficoltà stanno mettendo in luce un problema generale di fragilità degli istituti di credito in Europa, alle prese con una bassa crescita dell’economia, con la concorrenza di nuove forme di fare finanza, con nuove regole di prudenza piuttosto esigenti, con un ambiente di tassi d’interesse a zero e con modelli di business datati.

DebolezzeUna debolezza generale che le cadute dei giorni scorsi del colosso di Francoforte mettono a nudo e che non possono essere trascurate dalle autorità: da quelle di vigilanza ma anche da quelle politiche. Che ormai sono al centro di tutto ciò che succede, nel bene ma anche nel male.

La decisione, rivelata due settimane fa, del dipartimento alla Giustizia americano di avanzare l’ipotesi di una multa di 14 miliardi a Deutsche Bank è quello che ha fatto scattare la crisi di fiducia dei giorni scorsi. Sfiducia di altri operatori finanziari, in particolare hedge fund , che hanno ridotto o chiuso le operazioni con la banca nel timore di restare coinvolti in un crollo dell’istituto, il quale non sarebbe in grado di pagare una multa di quelle dimensioni (assicura che non lo farà). Sfiducia degli investitori e dei mercati che venerdì scorso hanno spinto le azioni sotto ai dieci euro, una caduta del 30% rispetto a metà settembre. La banca guidata ormai da un anno da John Cryan è finita in una trappola di incertezza che la penalizza molto al di là della sua situazione reale. E che richiede risposte concrete urgenti, che vadano oltre le dichiarazioni.

ParalleliTra giovedì e venerdì scorsi, alla notizia (rivelata dall’agenzia di informazioni Bloomberg ) che alcuni hedge fund (meno di una decina su 800) avevano azzerato o ridotto la loro esposizione con la banca tedesca, nel mondo finanziario si è iniziato a considerare lo scenario Lehman. Quando la banca americana crollò, otto anni fa, fu proprio la fuga degli hedge fund , unita alla decisione del governo di non salvarla, a fare precipitare la situazione. Le acque in cui si trova oggi Deutsche Bank sono però del tutto diverse da quelle di Lehman Brothers nel 2008.

L’istituto di Francoforte ha una liquidità elevata, 223 miliardi a giugno (più di 215 ora, secondo Cryan): potrebbe stare sui suoi piedi – dicono gli analisti – per almeno due mesi anche se tutte le controparti smettessero di fare business con lei. In più ha, a differenza di Lehman per la quale ogni canale di sostegno fu chiuso, accesso alla liquidità della Banca centrale europea. In altri termini, Deutsche Bank è lontana da una crisi totale. Il suo problema, però, è la perdita di fiducia che, se lasciata correre, può provocare disastri. Per questo, la soluzione non può che essere quella di dare sicurezze ai mercati, agli investitori, alle controparti.

Stress testI requisiti patrimoniali della banca sono stati giudicati sufficienti dall’ultimo stress test effettuato dalle autorità monetarie europee, anche se non tra i più brillanti del settore. Ma le incertezze sulle multe e sui casi aperti di scorrettezze passate e sulla ristrutturazione in corso iniziata da Cryan devono in qualche modo essere attenuate. Qui sta il problema.

Una soluzione sarebbe un aumento di capitale significativo, per metterla al riparo dalle incognite create dalla multa del dipartimento alla Giustizia americano e da altre cause aperte. La banca dice che discuterà con Washington e alla fine è certa di dovere sborsare molto meno di 14 miliardi di dollari: ha però messo a riserva cinque miliardi per i contenziosi aperti e se la sola disputa americana ne richiedesse di più il problema dovrebbe essere affrontato trovando nuovi fondi. Un aumento di capitale sarebbe tranquillizzante. Ai prezzi odierni di Borsa, più che depressi, è molto difficile da realizzare.

Cryan ha dunque bisogno di dare qualche certezza positiva al mercato. Potrebbe venire dal governo tedesco e dalle autorità di vigilanza europee. Potrebbero esserci all’orizzonte uno o più cavalieri bianchi che vedono nelle difficoltà della banca l’occasione per intervenire. E un segnale potrebbe arrivare dal dipartimento alla Giustizia americano che con la sua iniziativa ha dato il via all’ondata di sfiducia delle ultime settimane: è difficile pensare che punti a favorire una crisi finanziaria globale e che quindi tenga una posizione rigida sull’entità della multa.

Che il caso Deutsche Bank vada affrontato in fretta è a questo punto chiaro. Poi, però, il sistema bancario europeo dovrà affrontare seriamente le sue fragilità: a cominciare dalla Germania e dall’Italia.

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