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Deutsche Bank ancora in rosso per 1,4 miliardi

Deutsche Bank ha chiuso il bilancio in rosso per il secondo anno consecutivo, accusando una perdita netta nel 2016 di 1,4 miliardi di euro, dopo i 6,8 miliardi del 2015. L’amministratore delegato, John Cryan, ha detto però di contare che la più grande banca tedesca possa tornare in utile già da quest’anno.
A preoccupare i mercati, che nella seduta di ieri hanno spinto il titolo al ribasso anche del 7%, è stata tuttavia soprattutto la perdita del quarto trimestre, pari a 1,9 miliardi, oltre le attese degli analisti. Di questi 1,6 miliardi vanno attribuiti ai costi delle vicende giudiziarie nelle quali la banca si è trovata coinvolta e che sta cominciando a lasciarsi dietro le spalle, ma a questi si è aggiunta una perdita operativa che i mercati non si aspettavano. L’andamento degli ultimi tre mesi dell’anno, quando i mercati si sono ripresi grazie all’effetto Trump e volumi e volatilità sono aumentati, ha offerto l’impressione che Deutsche Bank non abbia saputo approfittarne nella stessa misura dei suoi concorrenti.
Nel presentare i risultati, il direttore finanziario, Marcus Schenck, ha detto però che nel mese di gennaio l’attività nel settore obbligazionario, uno dei punti di forza della banca, è aumentata del 40 percento.
Cryan ha ammesso che Deutsche Bank ha avuto un anno difficile nel 2016 ed è stata sotto “intensa pressione” fra settembre e ottobre quando è emersa la richiesta del Dipartimento di Giustizia americano di 14 miliardi di dollari per le scorrettezze nel collocamento di titoli cartolarizzati: questo ha provocato una fuga di depositi, poi invertita, e un calo delle attività. La banca ha poi chiuso la vicenda con un accordo per 7,2 miliardi di dollari e nei giorni scorsi è arrivata a conclusione un’altra inchiesta, per riciclaggio in Russia, che costerà a Deutsche Bank 630 milioni di dollari. Al suo insediamento nell’estate del 2015 Cryan aveva attribuito la priorità alla chiusura dei molti scandali finanziari e inchieste nelle quali la banca si è trovata coinvolta e che hanno fatto sorgere dubbi sul suo futuro.
L’amministratore delegato si è detto incoraggiato dal fatto che il gruppo abbia resistito e sia stato anzi in grado di aumentare il capitale primario Cet1 dall’11,1 al 11,9%, il livello più alto degli ultimi tre anni, anche se questo è destinato a calare nei prossimi mesi con la ripresa di attività più rischiose come il trading. Anche la liquidità si è stabilizzata, a 218 miliardi di euro. Le dismissioni delle attività non strategiche sono state completate. La banca è impegnata in una vasta ristrutturazione che comporterà fra l’altro la chiusura di altre 180 filiali in Germania nel 2017. Sono stati sospesi i bonus, anche se, è stato rivelato ieri, molti dipendenti chiave continueranno a percepire altre forme di incentivo.
Resta però un interrogativo sulla strategia della banca («Continueremo a fare quello che facciamo oggi», ha detto Cryan), né è stato dissipato del tutto il dubbio che possa avere bisogno di un aumento di capitale nei prossimi mesi.
Deutsche Bank non diffonde risultati separati per l’Italia, suo secondo mercato europeo dopo la Germania. Nel 2016 la banca ha portato a un miliardo di euro la raccolta nel risparmio gestito nel nostro Paese e aumentato del 20% i volumi del credito al consumo, comparto nel quale è leader. La qualità del credito, misurata dal Texas ratio (il rapporto fra crediti deteriorati e patrimonio netto tangibile), che è meno della metà della media nazionale, è una delle migliori del mercato.

Alessandro Merli

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