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Detrazioni conta la sostanza

Se il fisco accerta che le operazioni effettuate da un soggetto avrebbero dovuto essere assoggettate all’Iva, in quanto poste in essere nell’ambito di un’attività d’impresa e non privata, non può negare il diritto alla detrazione dell’imposta sugli acquisti di beni e servizi inerenti a tali operazioni in ragione del fatto che il soggetto non era identificato come contribuente Iva e non aveva presentato alcuna dichiarazione. Questo il principio che si desume dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 9 luglio 2015, C-183/14, avente ad oggetto le questioni pregiudiziali sollevate dai giudici romeni in relazione a una controversia riguardante una associazione di persone fisiche che, su un terreno di una di esse, aveva costruito 132 appartamenti e numerosi posti auto successivamente venduti a terzi. Ritenendo di non agire come soggetto passivo dell’Iva, l’associazione non aveva assoggettato tali vendite all’imposta, pagando un tributo alternativo, dovuto dai privati. L’amministrazione, però, aveva notificato gli accertamenti, recuperando l’Iva sulle cessioni, senza però riconoscere il diritto alla detrazione «a monte». I giudici nazionali hanno quindi chiesto alla corte di giustizia se il diritto rumeno, secondo il quale una persona registrata tardivamente come soggetto passivo può esercitare tale diritto soltanto dopo aver regolarizzato la propria situazione e presentato la relativa dichiarazione, sia compatibile con la direttiva Iva.

Nella sentenza, la Corte ricorda che il diritto alla detrazione costituisce un principio fondamentale del sistema comune dell’Iva e sorge quando l’imposta detraibile diventa esigibile.

Essendo diretto a sgravare l’imprenditore dall’onere dell’Iva nell’ambito di tutte le sue attività economiche, in modo da garantire la perfetta neutralità dell’imposizione per dette attività, tale diritto non può, in linea di principio, essere sottoposto a limitazioni e deve essere riconosciuto, se i presupposti sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi.

Pertanto, ove disponga delle informazioni necessarie per accertare che i presupposti sostanziali siano stati soddisfatti, l’amministrazione non può imporre condizioni ulteriori che possano vanificare l’esercizio del diritto. In questo contesto, l’obbligo del soggetto passivo di registrarsi e di dichiarare l’inizio, la variazione e la cessazione delle proprie attività, costituiscono soltanto requisiti formali a fini di controllo, che non possono rimettere in discussione il diritto alla detrazione, nei limiti in cui i presupposti sostanziali siano soddisfatti.

Non si può quindi impedire al soggetto di esercitare il diritto alla detrazione per il fatto che non si sia registrato ai fini dell’Iva prima di utilizzare i beni acquisiti nell’ambito della sua attività imponibile.

Ricorda poi la corte che i provvedimenti che gli stati membri possono adottare per assicurare l’esatta riscossione dell’imposta ed evitare l’evasione non devono eccedere quanto necessario allo scopo, né compromettere la neutralità dell’Iva. Ora, sanzionare l’inosservanza degli obblighi contabili e di dichiarazione con un diniego del diritto a detrazione eccede chiaramente quanto necessario per conseguire l’obiettivo di garantire il corretto adempimento di tali obblighi, posto che il diritto dell’Ue non vieta di irrogare una sanzione pecuniaria proporzionata alla gravità dell’infrazione; eccede, inoltre, quanto è necessario per assicurare l’esatta riscossione dell’imposta ed evitare l’evasione, poiché può comportare la perdita del diritto a detrazione qualora la rettifica della dichiarazione da parte del fisco intervenga solo dopo la scadenza del termine di decadenza per l’esercizio di tale diritto.

Nella fattispecie, risulta che i presupposti sostanziali del diritto alla detrazione erano soddisfatti e che i ricorrenti sono stati qualificati soggetti passivi dell’Iva in occasione di un controllo fiscale: in queste condizioni, la direttiva non consente che il diritto alla detrazione dovuta o assolta sui beni e servizi impiegati nell’ambito di operazioni imponibili sia negato al soggetto passivo al quale viene invece richiesto il pagamento dell’imposta che avrebbe dovuto applicare.

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