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Detrazione senza dichiarazione

Anche se manca la dichiarazione annuale Iva il giudice tributario non può negare la detrazione quando il contribuente risulta in possesso dei requisiti sostanziali per il beneficio fiscale. E ciò accade quando l’eccedenza d’imposta risulta da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e viene dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto. Quando il fisco emette la cartella in seguito al controllo automatizzato, nel relativo giudizio d’impugnazione l’eccedenza d’imposta non può essere disconosciuta laddove viene dimostrato che si tratta di acquisti effettuati da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati a Iva e finalizzati a operazioni imponibili. È in effetti la neutralità dell’Iva, imposta armonizzata a livello eurounitario, a consentire di trascurare la circostanza che il contribuente non ha presentato la dichiarazione annuale per il periodo di maturazione. Lo stabiliscono le sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 17757/16, pubblicata l’8 settembre.

Forma e sostanza

Bocciato il ricorso delle Entrate. La deducibilità delle eccedenze Iva scaturisce

direttamente dal diritto Ue, così come interpretato dalla Corte di giustizia europea, mentre ha un rilievo soltanto interno il fatto che le detrazione siano esercitate entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto. La violazione imputata al contribuente che non presenta la dichiarazione, quindi, costituisce inadempimento di un obbligo distinto dalle condizioni essenziali previste dalle direttive Iva per l’esercizio della detrazione. E dunque la questione da risolvere è soltanto di natura probatoria. L’infrazione risulta emendabile se esistono informazioni che dimostrano che il soggetto passivo, in quanto acquirente, ha il diritto di recuperare l’imposta pagata a titolo di rivalsa. E si tratta di circostanza che restano riservate all’accertamento in fatto che compete al giudice del merito.

Onere della prova

Spetta al contribuente che non si attiene alle prescrizioni formali dell’ordinamento interno dimostrare che esistono le condizioni sostanziali imposte dalla normativa Ue per ottenere il beneficio fiscale: si tratta infatti di rimediare a errori o omissioni del contribuente, in presenza di situazioni legali e veritiere, in via eccezionale direttamente nel processo tributario come motivo d’impugnazione dell’atto di controllo formale del fisco: la verifica è infatti effettuata con le procedure automatizzate che scartano di default le posizioni fiscali formalmente irregolari in base a quanto risulta all’anagrafe tributaria. Tutto ciò non contrasta con l’articolo 8 dello Statuto del contribuente che sottopone la compensazione fiscale a disciplina regolamentare non ancora attuata

Le spese dei giudizi di legittimità e di appello sono compensate per la complessità della questione affrontata.

Dario Ferrara

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