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Detrazione a prova di bonifico

Si può beneficare della corretta detrazione spettante anche nel caso in cui, per un intervento di recupero del patrimonio edilizio, detraibile al 36-50%, sia stato effettuato un bonifico parlante con la causale relativa al bonus del 55-65% per il risparmio energetico. In questo caso, infatti, è stata comunque applicata la ritenuta d’acconto del 4% e quindi non è necessario rifare il bonifico parlante corretto.
È, questo, uno dei tanti chiarimenti forniti dalle Entrate con la circolare 11/E di ieri.
Nella risoluzione 55/E del 7 giugno 2012 le Entrate avevano chiarito che se veniva effettuato un bonifico non parlante (senza alcuna causale e, quindi, senza applicazione della ritenuta del 4%), era possibile rifare il pagamento alla ditta beneficiaria mediante un nuovo bonifico bancario/postale parlante (cioè con i dati richiesti), consentendo l’applicazione della relativa ritenuta d’acconto del 4% e concordando con il fornitore le modalità di restituzione al contribuente dell’importo originariamente pagato. Ora l’Agenzia ha concesso la possibilità di detrarre la corretta spesa anche senza fare un bonifico parlante, se il primo pagamento è stata già assoggettato alla ritenuta del 4 per cento. Sono validi, quindi, i bonifici, che dovevano essere effettuati con la causale per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) e che invece sono stati effettuati con quella per il risparmio energetico (Legge 296/06), come pure quelli che presentano una situazione opposta.
Anche se la circolare 121/E dell’11 maggio 1998, le istruzioni di Unico PF 2014 e del 730 2014, prevedono che il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto di ristrutturazione possa detrarre le relative spese al 36-50%, solo con bonifici eseguiti dallo stesso e solo con le fatture a lui intestate, in coerenza con la circolare 20/E del 13 maggio 2011, se la fattura e il bonifico sono intestati ad uno solo dei due soggetti (familiare convivente, ovvero possessore o detentore) e la spesa di ristrutturazione è sostenuta da entrambi, la detrazione spetta anche al soggetto che non risulta indicato nei predetti documenti, a condizione che nella fattura sia annotata la percentuale di spesa da quest’ultimo sostenuta.
Già nella circolare 122/E dell’1 giugno 1999 le Entrate hanno chiarito che, anche se nella certificazione dell’amministratore condominiale è indicato, per ogni alloggio, un solo nominativo di riferimento, la detrazione Irpef del 36-50% per i lavori edili sulle parti comuni può essere detratta dal contribuente che ha effettivamente pagato le spese condominiali, a condizione che attesti, sul documento di spesa, il suo effettivo sostenimento e la percentuale di ripartizione. Ora è stato chiarito che questa regola è valida anche se il familiare convivente ha pagato queste spese condominiali con assegno bancario tratto sul conto corrente cointestato ai due soggetti.
Ai fini della detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, tra gli interventi propedeutici (indicati nella circolare 29/E/13, paragrafo 3.2) non possono rientrare, poi, la realizzazione o l’acquisto di posti auto o box pertinenziali e gli interventi finalizzati al risparmio energetico non qualificato. Questi ultimi possono consentire il rispetto della condizione della ristrutturazione del fabbricato da arredare, solo se si configurano quanto meno come interventi di manutenzione straordinaria.
Contrariamente a quanto detto nella circolare 29/E del 18 settembre 2013, dove l’unico documento di prova citato dalle Entrate era la fattura, la circolare di ieri consente di provare l’acquisto dei mobili e degli elettrodomestici anche con lo scontrino che non riporti il codice fiscale dell’acquirente, a patto che contenga l’indicazione della natura, qualità e quantità dei beni acquistati e sia riconducibile al contribuente titolare del bancomat in base alla corrispondenza con i dati del pagamento (esercente, importo, data e ora).
Sono detraibili al 50% anche gli acquisti di mobili ed elettrodomestici dall’estero.
Anche se la circolare 29/E del 18 settembre 2013 ha richiesto che i lavori edili siano comunque terminati da un lasso di tempo sufficientemente contenuto, tale da presumere che l’acquisto sia diretto al completamento dell’arredo dell’immobile su cui i lavori sono stati effettuati, la circolare 11/E di ieri, con la risposta 5.6, ha confermato che non esiste alcun vincolo temporale nella consequenzialità tra l’esecuzione dei lavori e l’acquisto dei mobili (si veda il Sole 24 Ore del 16 aprile 2014).
Per gli acquisti di mobili ed elettrodomestici effettuati quest’anno, infine, il limite dei 10mila euro deve essere calcolato considerando le spese sostenute nel corso dell’intero arco temporale che va dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2014, anche nel caso di successivi e distinti interventi edilizi che abbiano interessato un’unità immobiliare.

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