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Detenuti, tutele sufficienti

I rimedi risarcitori introdotti in Italia per i carcerati che ricorrono per il sovraffollamento sono validi. La decurtazione percentuale della pena in caso detenzione o la monetizzazione del danno partendo da 8 euro al giorno sono, quindi, soluzioni sufficienti. A stabilirlo, la Corte europea dei diritti dell’uomo respingendo i 3.564 ricorsi presentati da carcerati italiani contro il sovraffollamento degli istituti penitenziari.

Via libera, quindi, alle misure introdotte dal legislatore italiano a seguito della sentenza Torreggiani con la quale la Corte di Strasburgo, aveva concesso un anno di tempo all’Italia per porre in essere adeguate contromisure per il sovraffollamento carcerario.

Monito accolto dal governo che con il dl 92/2014, ha adottato misure ad hoc per tutelare chi ha subito una carcerazione reputata disumana (si veda ItaliaOggi del 21 giugno 2014). Due le strade percorse. La prima prevede che se il detenuto ha subito una detenzione inumana o degradante trovi applicazione la riduzione del 10% della pena detentiva ancora da espiare.

Nel secondo caso, si prevede che, nei casi in cui il trattamento si sia protratto per un periodo inferiore ai quindici giorni o se il periodo di pena ancora da scontare non sia tale da consentire l’applicazione della riduzione, allora possa trovare applicazione la monetizzazione del danno che viene liquidato a favore dell’interessato nella misura di otto euro al giorno.

Misure, queste, a cui, ad avviso della Corte di Strasburgo, non è necessario aggiungere altro. La Corte, infatti, ha ritenuto di non avere motivi per considerare i rimedi risarcitori introdotti in Italia non adeguati. Ad esprimere la propria soddisfazione in merito alla pronuncia, il ministro delle giustizia Andrea Orlando. «La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo di respingere tutti i ricorsi ricevuti negli ultimi anni dai detenuti italiani sancisce la serietà e la correttezza messa in campo dal governo nell’affrontare la drammatica emergenza del sovraffollamento carcerario. La Corte di Strasburgo», ha evidenziato il numero uno di via Arenula, «riconosce al nostro paese l’impegno sia nell’aver messo sotto controllo il sistema sia nell’aver trovato soluzioni efficaci di risarcimento per i detenuti rispetto a una problematica che rischiava di costare all’Italia una pesante condanna sia in termini economici che di immagine. Nessuno pensi che ora l’azione riformista del nostro sistema penitenziario sia terminata: c’è ancora moltissimo da fare per rendere la pena e il carcere sempre più in linea con l’articolo 27 della nostra Costituzione».

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