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Il destino di Brexit nelle urne Voto anticipato il 12 dicembre

La Gran Bretagna andrà al voto il 12 dicembre. Al quarto tentativo, Boris Johnson è riuscito ad avere il via libera del Parlamento al voto anticipato, sventando anche il tentativo dell’opposizione di anticipare al 9 la data scelta dal premier britannico. Al termine di una giornata convulsa a Westminster, con un braccio di ferro sulla data e sulla possibilità di far partecipare al voto sedicenni e cittadini europei residenti nel Regno Unito, l’approvazione finale al piano del governo di affidare in un certo senso Brexit alle urne è venuta con 438 voti favorevoli e 20 contrari. Svolta resa possibile dalla decisione del partito laburista di accettare il voto cercato da Johnson: ora che il rischio di “no deal” è stato eliminato, l’opposizione è pronta per «la campagna elettorale più radicale mai vista».

La concessione di un rinvio di tre mesi da parte della Ue, proroga formalmente accettata da Johnson anche se a malincuore, significa che Londra non uscirà dalla Ue senza un accordo almeno fino al 31 gennaio 2020.

I laburisti avevano proposto emendamenti alla legge presentata del Governo per concedere il voto ai 16 e 17enni, come è permesso in Scozia, e anche ai cittadini Ue residenti in Gran Bretagna, emendamenti che non sono stati approvati dallo speaker del Parlamento, John Bercow. Accettato invece – ma poi bocciato – l’emendamento sostenuto dal Labour, dai Liberaldemocratici e dagli indipendentisti scozzesi dell’Snp, a favore di elezioni il 9 dicembre invece del 12. La data del 9 avrebbe permesso a molti studenti universitari di votare nel luogo dove studiano prima della fine del trimestre per le vacanze natalizie.

Il premier ora punta tutto sulle elezioni. Brexit resta quindi in sospeso mentre il Paese si prepara a una breve campagna elettorale e al primo voto in dicembre da quasi un secolo. Johnson è confortato dai sondaggi che danno i conservatori come primo partito con un forte vantaggio sull’opposizione e la possibilità di ottenere il 35% dei voti, che nel sistema britannico potrebbe anche garantire loro la maggioranza in Parlamento che ora manca.

Meno positive le prospettive per il Labour, che si prevede sarà penalizzato dalla sua posizione ondivaga e poco chiara su Brexit. Ieri però il leader Jeremy Corbyn ha ostentato sicurezza quando ha annunciato che sarebbe sceso in campo, tra gli applausi dei sostenitori. «Ho sempre detto che eravamo pronti per un’elezione e ora faremo una campagna per un cambiamento radicale – ha detto -. Vogliamo dire ai cittadini britannici che c’è un’alternativa all’austerità e all’ingiustizia. Vogliamo dare ai giovani un senso di speranza». Si prevede che i LibDem ripetano la performance delle elezioni europee e vengano premiati per la loro netta posizione pro-Ue. L’intenzione dichiarata del partito è revocare l’articolo 50 e annullare del tutto Brexit. Anche l’Snp probabilmente sarà premiato alle urne, grazie alla sua posizione filo-europea in una Scozia che aveva votato nettamente a favore di restare nella Ue.

La scelta di Johnson di accantonare Brexit per ora e andare alle urne è una strategia ad alto rischio. Il premier si presenta infatti agli elettori senza avere mantenuto la promessa fatta di attuare Brexit «a qualsiasi costo» entro il 31 ottobre. Aveva dichiarato che avrebbe preferito essere «morto in un fosso» pur di non chiedere un rinvio alla Ue e invece è stato costretto a chiederlo. Si era impegnato a non trattare mai l’Irlanda del Nord in modo diverso dal resto del Regno Unito e invece ha accettato di lasciarla nell’orbita Ue. Le sue promesse infrante lo rendono vulnerabile a un attacco frontale da parte del Brexit Party. Il leader Nigel Farage inviterà i veri sostenitori di Brexit a votare per lui perché Johnson li ha traditi. Il partito, che finora ha avuto successo solo nelle elezioni europee, si prepara a conquistare i suoi primi seggi a Westminster.

Nicol Degli Innocenti

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