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Design, imprese a corto di talenti italiani

La forza dell’Italia nel design? Sta nel sistema delle imprese manifatturiere che lo producono. Ma non nei designer che lo progettano. Perché in Italia un cervello creativo su due è un cervello straniero.
«Su 18mila aziende innovatrici italiane del comparto dell’arredamento, per esempio, il 46% dei designer proviene da un altro Paese», precisa Roberto Verganti, ordinario di Gestione dell’innovazione al Politecnico di Milano. E snocciola al dettaglio i numeri di un grande alfiere del made in Italy, il marchio Kartell: «Il 42% dei prodotti più famosi è firmato dal francese Philippe Starck, il 4% dall’israeliano Ron Arad, il 4% dalla spagnola Patricia Urquiola: il totale del contributo straniero, in questo caso, è del 50%».
Nel design, dunque, l’Italia attira talenti ed esporta prodotti. Ma questa forza del sistema italiano rischia di non essere eterna: «Anche tra i nostri brand più affermati oggi c’è molta creatività, ma poca capacità di innovazione», sostiene Verganti. In soldoni, tante variazioni sul tema, ma pochi concept veramente nuovi, di quelli in grado di cambiare la visione di un prodotto. Come la libreria, che qualche anno fa smise di essere un oggetto per contenere libri e divenne un elemento decorativo della casa.
Occorre dunque un nuovo scouting. «Si possono cercare i talenti più innovativi delle scuole italiane – sostiene Verganti –, quelli capaci di rompere con gli schemi e con i maestri del passato. Oppure, ancora una volta, possiamo cercare all’estero. Oggi si parla molto dei designer scandinavi: del resto, in passato, hanno saputo esprimere uno dei marchi più innovativi quale è Ikea. Secondo me, però, oggi l’area più interessante è il Sudamerica. Il Brasile, in modo particolare, si sta rivelando una fucina di interpreti innovativi della creatività». E la Cina? «È senz’altro tra i Paesi che oggi investe di più nel design, ma dal punto di vista della creatività è ancora troppo poco “poetica”».
Ma cosa bolle nel pentolone mondiale della creatività? Come ci vedono i Paesi dove cerchiamo di esportare il design made in Italy? Lo abbiamo chiesto a due personaggi di primissimo piano del settore. Uno è l’italiano Mauro Porcini, chief design officer di PepsiCo. L’altro è il cinese Imin Pao: per “Wallpaper” è tra i 33 creativi più influenti al mondo, al pari di Zaha Hadid. Stesse domande per entrambi.
Un confronto tra due culture di cui le nostre imprese esportatrici non possono non tenere conto.

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