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Descalzi ridisegna l’Eni, modello Exxon

Addio al vecchio sistema delle divisioni operative a favore di più agili «business units», snellimento anche delle tradizionali direzioni «corporate» che coordinavano tutto il lavoro di staff del gruppo. Alla seconda riunione di consiglio il neo amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, ridisegna a sua immagine (e sulla base di un modello non molto dissimile da quello dell’americana Exxon) la struttura organizzativa del Cane a sei zampe. Una mossa studiata dal gruppo, si legge nella nota diffusa ieri, «al fine di massimizzare il valore della propria strategia, basata sulla crescita selettiva nel settore upstream e sul recupero di profittabilità nei settori mid-downstream». 
Ciò che accadrà nel giro delle prossime settimane, in sostanza, è che la parte di attività che copre la quasi totalità dei margini del gruppo, l’esplorazione e produzione di idrocarburi, godrà di maggior visibilità. Sarà cioè tradotta in tre unità di business (exploration; development, operations and technology; upstream) affidate a Luca Bertelli, Roberto Casula e Antonio Vella, tutti «oilmen» Eni ben conosciuti a Descalzi.
Sarà poi creata una quarta unità di business «downstream and industrial» che raggrupperà le attività della chimica (Syndial e Versalis), quelle della raffinazione e vendita di prodotti petroliferi più le centrali elettriche Enipower. A dirigerla sarà l’attuale chief operating officer (di nomina del periodo scaroniano) Salvatore Sardo.
Alle quattro nuove unità si affiancheranno le due esistenti: quella del trading di petrolio e gas, alla cui guida resterà Marco Alverà (entrato all’Eni come assistente di Scaroni), e la «retail gas&power», affidata a Angelo Zaccari. «L’obiettivo di questa riorganizzazione – è il commento di Descalzi – è mettere a fattor comune tutte le risorse Eni, accorciando le linee di contatto, evitando duplicazioni e trasformando Eni in una società operativa. Questo favorirà la massima efficienza nei tempi, nei costi e negli investimenti».
Ma il riassetto si estenderà anche alle strutture di staff dell’Eni, che verranno in parte rimescolate. Massimo Mantovani avrà la responsabilità dell’ufficio legale e regolatorio; Massimo Mondazzi sarà sempre il chief financial officer; Roberto Ulissi oltre ad essere segretario del consiglio avrà gli affari societari e la governance; l’emergente Claudio Granata i «services & stakeholder relations»; Rita Marino, anche lei arrivata all’Eni nel 2005 dall’Enel di Scaroni, la delicata attività degli acquisti («procurement»); Pasquale Salzano i «public affairs» e Camilla Palladino le relazioni con i media.
Tra le novità di questo nuovo assetto (la presidente Emma Marcegaglia manterrà la delega sull’audit, affidato a Marco Petracchini) anche un arrivo eccellente, quello di Attilio Befera, da pochi giorni ex dell’Agenzia delle Entrate: guiderà l’organismo di vigilanza. Con Befera si conclude per il momento lo «spoil system» di Descalzi, che mantiene comunque in posizioni di rilievo diversi manager della prima ora della gestione di Scaroni, come Sardo, Marino, Alverà e altri ancora. Ma secondo alcune fonti interne qualche altra uscita potrà verificarsi in futuro. Ad essere ridimensionata è la struttura delle relazioni esterne (con l’uscita di Stefano Lucchini e Leonardo Bellodi) le cui attività potrebbero essere seguite da una sorta di comitato di manager che farà riferimento allo stesso Descalzi.

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