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Deroghe Expo, tutto rinviato

Dal Governo arriva lo stop ad una soluzione legislativa che renda più flessibile il mercato del lavoro, in vista dell’Expo. Saranno le parti sociali, entro il 15 settembre attraverso un avviso comune, a definire quali misure mettere in campo.
Nell’incontro di ieri con sindacati e associazioni datoriali il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha citato due possibili interventi: il ricorso ad una sorta di apprendistato breve, della durata di due anni e tarato sulle esigenze dell’Expo (si ragiona anche di innalzare il limite di età sopra gli attuali 29 anni) e in caso di stabilizzazione l’aumento della quota da restituire alle imprese su cui grava la contribuzione aggiuntiva dell’1,4% per i contratti a tempo determinato. I prossimi incontri al ministero sono in programma il 30 luglio e il 29 agosto; Giovannini auspica un’intesa, ma in caso contrario dopo il 15 settembre, del tema se «ne occuperanno Governo e Parlamento» nell’ambito, probabilmente, di un decreto che riguarderà tutte le attività dell’Expo.
Cautela da parte delle imprese: per il vicepresidente per le relazioni industriali di Confindustria, Stefano Dolcetta, l’Expo «è un evento straordinario e necessita di una risposta straordinaria, soprattutto una spinta a creare flessibilità nel mondo del lavoro. Il tempo ormai stringe e bisogna avere tempi molto rapidi». Dolcetta ha spiegato che al tavolo «non si è parlato» di deregolamentazione, ed ha aggiunto che come Confindustria «l’abbiamo chiesta e manterremo la richiesta». La rinuncia da parte del Governo ad introdurre modifiche per rendere più flessibili i contratti nell’iter di conversione del Dl sull’occupazione è giudicato positivamente dalla leader della Cgil, Susanna Camusso, convinta che «le parti sociali sono assolutamente in grado di trovare soluzioni adatte». Anche per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, «l’accordo si farà», serve «pragmatismo», del resto «il Parlamento non potrebbe trovare l’unità necessaria a fare l’accordo» e «se il Governo interviene c’è il rischio che faccia flop». Per Bonanni «vanno trovate forme di flessibilità per aumentare l’occupazione, purché vengano pagate di più». Ironizza sul ruolo del Parlamento il segretario della Uil, Luigi Angeletti: «È sovrano, ma dovrebbe esercitare questa sua prerogativa per ridurre le tasse sul lavoro e la manomorta della pubblica amministrazione».
Le imprese insistono sul fattore tempo. «Non può essere assolutamente sottovalutato», insiste Rete Imprese Italia nella convinzione che «il contratto a tempo determinato senza causale, temporalmente collegato all’Expo», rappresenti «una grande opportunità per l’occupazione e un volano per l’economia». Anche per Alleanza cooperative Expo 2015 «è un’occasione di sviluppo e di occupazione che va colta al massimo delle sue potenzialità, senza sprecare tempo». Critico il presidente della Commissione lavoro del Senato, Maurizio Sacconi (Pdl), che considera la decisione del ministro Giovannini una «fuga dalle proprie responsabilità» e annunciando il ritiro dell’emendamento sull’Expo conclude: «Perderemo il treno rapido del decreto, attenderemo inutilmente settembre e dubito che il Governo vorrà fare allora ciò che non ha il coraggio di fare ora». Mentre il presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano (Pd) considera «la via maestra da seguire» la «ricerca di un avviso comune che potrà essere recepito da una legislazione di sostegno, che si prefigga di definire una serie di misure per l’occupabilità dei giovani».

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