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Deroga: sbloccati 400 milioni

Il governo si impegna a chiudere le pendenze 2013 di cassa e mobilità in deroga. A breve è previsto lo sblocco di altri 400 milioni, che arrivano dal rimanente miliardo di finanziamento dei sussidi in deroga 2014 già previsto a legislazione vigente. A questi fondi dovrebbero aggiungersi altri residui degli anni precedenti e ulteriori risorse Pac, il Piano di azione e coesione, accantonate dalle regioni dell’Obiettivo Convergenza (è in corso la verifica di queste disponibilità). Si confida anche nel tiraggio, cioè l’uso effettivo degli ammortizzatori, di solito intorno al 50% delle ore autorizzate.
Nei prossimi giorni il ministero del Lavoro emanerà una circolare per consentire alle regioni di trasmettere all’Inps i decreti di autorizzazione dei sussidi in deroga 2013. Poi ci sarà il decreto di riparto dei 400 milioni (più, eventualmente, tutti gli altri residui che verranno recuperati) e se non ci saranno sorprese per fine giugno potrebbero iniziare i pagamenti (in alcune regioni i lavoratori sono in attesa da ottobre-novembre).
Vasco Errani ha sollecitato il ministro Poletti a chiudere in fretta la partita, per poi concentrarsi sulla questione risorse 2014. Dopo questi nuovi finanziamenti a cassa e mobilità in deroga (già a gennaio erano stati sbloccati altri 400 milioni) restano nelle casse dello Stato poco più di 600 milioni per coprire l’anno in corso. Una cifra giudicata insufficiente dalle regioni, dice il coordinatore degli assessori regionali al Lavoro, Gianfranco Simoncini. Nel 2013 sono stati già spesi 2,5 miliardi. E quest’anno la crisi non sembra allentare la morsa: «In Veneto – sottolinea l’assessore regionale all’Istruzione e Lavoro, Elena Donazzan – abbiamo 56 tavoli di crisi aziendali aperti al Mise, e oltre 20mila imprese hanno licenziato. Senza considerare l’emergenza esodati su cui stiamo sollecitando da tempo il governo a trovare risorse e soluzioni».
Di pari passo con il nodo finanziario (2013 e 2014) il governo dovrebbe varare (si parla di metà giugno) il decreto di riordino di cassa e mobilità in deroga, con i nuovi e più stringenti criteri di concessione per evitare abusi (di solito è la mobilità in deroga a essere usata impropriamente, specie in Calabria, Puglia e Basilicata). Una bozza di decreto è stata varata dal precedente esecutivo e già mandata in parlamento dove ha acquisito i pareri delle commissioni Lavoro. Da quanto si apprende il testo che verrà emanato nei prossimi giorni dovrebbe ricalcare la bozza esistente. Ma ci sarebbero alcune novità: non verrebbero più esclusi dal trattamento in deroga gli apprendisti e i lavoratori somministrati (sugli studi professionali è in corso una riflessione). Nei pareri delle commissioni Lavoro di Camera e Senato si chiedono anche altri correttivi. In particolare, di “ammorbidire” il requisito di anzianità lavorativa presso l’impresa (la bozza di decreto richiede 12 mesi, attualmente sono sufficienti 90 giornate lavorative). E poi, tra le causali di concessione dell’ammortizzatore, si sollecita di ammettere alla prestazione in deroga la parte dell’impresa che prosegue l’attività (escludendo invece dal beneficio la parte aziendale cessata). Su questi punti bisognerà però convincere il ministro Poletti. Nelle intenzioni del governo i nuovi criteri di concessione di cassa e mobilità in deroga dovrebbero entrare in vigore da luglio. Fino a tale data le regioni verrebbero comunque autorizzate a firmare decreti sui sussidi in deroga, ma nei limiti di massimo sei mesi.

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