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Derivati sul 15%Telecom la Consob obbliga Niel a informare il mercato

MILANO .
Telecom Italia si ferma in Borsa in attesa di sapere quali sono le intenzioni di Xavier Niel, neo azionista del gruppo con opzioni e diritti sul 15% del capitale. Ieri, mentre il miliardario francese era in Consob a chiarire i suoi progetti e la natura delle sue partecipazioni, il titolo in Borsa ha perso lo 0,55% fermandosi a quota 1,26 euro, ovvero i valori su cui galleggia l’azione da quanto il patron di Iliad ha annunciato di aver investito in Telecom. A breve Niel, che si è presentato come un investitore industriale e non finanziario, su richiesta della Commissione si appresta a precisare la sua quota in Telecom, quale tipo di derivati ha acquistato (se americani e quindi esercitabili in continua, o europei) e se è in contatto con altri azionisti, (in particolare con la francese Vivendi).
Pare invece che, almeno per il momento, non sarà comunicato al mercato il prezzo di esercizio del derivato sul 5,1% del capitale (
total return equity swap )
che Niel ha stipulato con Credit Suisse. Anni fa sullo stesso tipo di strumento che dava diritto alla famiglia Agnelli di comprare da Merrill Lynch il 10% di Fiat per non farsidiluire, la Consob chiese e ottenne che venisse comunicato al mercato anche il prezzo di esercizio dell’opzione. Secondo fonti finanziarie, Niel avrebbe investito in derivati Telecom oltre un miliardo di euro, di cui la maggior parte (circa 800 milioni) per parcheggiare presso Credit Suisse quel 5,1% di Telecom che dà diritto ai soci di convocare un’assemblea. Nel 2013 Marco Fossati (socio al 5%) chiese di convocare un’assemblea per revocare il cda di Telecom, ma il mercato bocciò le richieste. Inoltre, ora che ben due gruppi francesi paiono molto determinati a investire in Telecom, sale l’allarme in ambienti politici. La senatrice del Pd Linda Lanzillotta, durante i lavori della commissione Industria di Palazzo Madama, ha chiesto l’audizione dei vertici Telecom e dei nuovi azionisti. Più pragmatico invece Innocenzo Cipolletta, presidente dell’Aifi e del Fondo Italiano d’investimento. «Se Telecom fosse stata ricapitalizzata sarebbe potuta diventare una public company e non una preda – ha detto Cipoletta – sono sicuro che il mercato alla fine selezionerà il miglior investitore».
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