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Derivati solo con firma digitale

di Alessandro Galimberti

Un "clic" sul sito del mediatore finanziario non basta per negoziare strumenti finanziari derivati (covered warrant).

Con questa motivazione il Tribunale di Reggio Emilia (sentenza 1503/11) ha condannato Finecobank a restituire a una coppia di investitori siciliani le perdite maturate in cinque anni di operazioni online, non adeguatamente "coperte" dalla sottoscrizione del contratto integrativo (articolo 30, comma 2, lettera e) del regolamento Consob 11522/98).

I coniugi, assistiti dal legale Antonio Motti, avevano presentato ricorso per l'annullamento di una serie di investimenti effettuati tra luglio 2002 e settembre 2007, dimostratisi finanziariamente fallimentari (317mila euro di perdite a fronte di soli 13mila di guadagni). Secondo i clienti della banca, le modalità di sottoscrizione degli ordini di acquisto erano da dichiarare nulle per come era stata conclusa l'integrazione contrattuale necessaria a trattare in derivati.

Agli investitori, infatti, era bastato entrare in una pagina web del portale Fineco, inserire uno username e una password e infine premere un bottone virtuale di assenso presente sulla stessa pagina. Un procedimento, questo, che a giudizio del tribunale reggiano non integrava – neppure con le tecnologie dell'epoca – i requisiti di identificabilità richiesti dalle norme sulla firma digitale.

Il Dpr 513/97, oggi non più in vigore, attribuiva valore di firma digitale «solo a quella apposta mediante coppia di chiavi asimmetriche di cui una (quella pubblica) depositata presso un certificatore tenuto (…) ad attestare la corrispondenza biunivoca tra la chiave pubblica e l'identità dell'utilizzatore». Un passaggio, quello della corrispondenza biunivoca, che la semplice digitazione del pulsante virtuale sul sito non garantiva, con il risultato che «la manifestazione del consenso all'integrazione contrattuale (necessaria a trattare in derivati, ndr) è avvenuta con modalità diverse da quelle idonee a conferire all'atto valore legale di scrittura privata sottoscritta dalle parti». La nullità parziale colpisce così il contratto quadro – scrivono i giudici – e con esso tutti gli ordini di borsa inerenti i derivati partiti dai computer della coppia.

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