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Derivati con riserva al «netto»

derivati di copertura di flussi finanziari sono quelli maggiormente utilizzati dalle imprese commerciali e industriali. Infatti, riguardano situazioni che si riscontrano maggiormente in tale ambito, relative in particolare, all’interesse variabile pagato periodicamente in relazione a un debito finanziario, all’impegno all’acquisto o alla vendita di beni, oppure a operazioni programmate altamente probabili dalla quale emergerà un acquisto o una vendita di beni. Il caso ricorrente è la copertura del rischio di tasso d’interesse su un debito finanziario a tasso variabile, stipulando un contratto interest rate swap (Irs): a ogni scadenza di pagamento degli interessi si incassano dalla controparte del derivato gli interessi calcolati al tasso variabile e si pagano quelli calcolati ad un tasso fisso.
Contabilmente, a ogni chiusura del bilancio, lo strumento di copertura è rilevato nello stato patrimoniale al fair value con contropartita la “Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari attesi” iscritta nel patrimonio netto al netto degli effetti fiscali differiti: questo perchè la copertura si riferisce a flussi finanziari non ancora realizzatisi, che si manifesteranno in futuro. Pertanto, le variazioni del derivato saranno correlate, negli esercizi futuri, alle variazioni degli interessi rilevati nel bilancio in base al principio di competenza.
La riserva accoglie soltanto la componente efficace della copertura, mentre la parte inefficace, costituita dalle variazioni di fair value del derivato alle quali non corrisponde la variazione di segno contrario dei flussi attesi dell’elemento coperto, è imputata nella sezione D del conto economico. Il rilascio della riserva nel conto economico avviene successivamente, in base alle modalità con le quali i flussi finanziari dell’operazione impatteranno il conto economico: per esempio, negli esercizi in cui sono rilevati gli interessi attivi o passivi o quando si verifica la vendita programmata.
L’articolo 2426 n. 11-bis) non dice che la riserva si iscrive al netto della fiscalità differita, precisazione che invece è contenuta nel paragrafo 29 dell’Oic 32, anche se l’inciso che precede gli esempi illustrativi avverte che questi non tengono conto delle componenti fiscali. Questa impostazione è coerente con il paragrafo 53 dell’Oic 25, relativo alle imposte sul reddito, nel quale è precisato che le differenze temporanee possono sorgere anche a seguito di operazioni che non transitano nel conto economico (per esempio. fusioni, rivalutazioni): in questi casi le imposte differite non sono contabilizzate nel conto economico. Per esempio, nei casi delle rivalutazioni operate in forza di legge, la riserva di rivalutazione è iscritta al netto delle imposte differite passive rilevate in contropartita nel Fondo del passivo dello stato patrimoniale: scrittura contabile “Riserva a Fondo imposte differite”.
Le imposte differite sono riversate, negli esercizi successivi, nella voce 20 del conto economico coerentemente con l’annullamento delle differenze temporanee alle quali si riferiscono (Oic 25, paragrafo 56 ultimo periodo).
Con riferimento ai derivati a copertura di flussi finanziari, dopo il saldo dello strumento, invece, le imposte differite non transitano nel conto economico ma ritornano nella Riserva, per esempio se passive (derivato “attivo”), con la scrittura “Fondo imposte differite a Riserva”. Se il derivato è “passivo”, le imposte anticipate (differite attive) comportano la scrittura opposta “Riserva a Imposte anticipate”. Infatti, in questo caso, non si verifica alcun disallineamento che impone il transito delle imposte differite nel conto economico: in sostanza, non si applica l’ultimo periodo del paragrafo 56 dell’Oic 25. La riserva è rigirata nel conto economico per l’importo lordo.
Franco Roscini Vitali

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