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Derivati, per la Lombardia un «conto» da 100 milioni

La Regione Lombardia ha chiuso l’accordo con le banche sui derivati un anno fa, ma tutto è stato tenuto sotto traccia: i patti con gli istituti di credito, spiegano dal Pirellone, non permettono di rivelare l’entità della trattativa. Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, l’operazione sarebbe costata alla Lombardia più di 100 milioni, per eliminare definitivamente i bond greci contenuti nel sinking fund a garanzia del bullet bond da un miliardo di dollari, i cui rischi sarebbero stati tutti a carico della Regione stessa.
Il contenzioso tra Pirellone e Ubs e Merrill Lynch si è svolto a Londra perché, come avvenuto per altri enti locali, le banche sono state più veloci ad appellarsi alla Corte londinese. Radicare il processo (in questo caso civile) in Italia o in Inghilterra è un fatto non irrilevante: a Londra infatti, dove la normativa sui derivati è più rigida e tutelante nei confronti degli enti locali, si è però tendenzialmente meno propensi a capire le ragioni di quelle amministrazioni pubbliche che decidono di mettersi in pancia dei rischi. La causa è iniziata nell’estate del 2010, ed era in parte finalizzata a recuperare i costi occulti, che secondo i consulenti della procura di Milano raggiungevano i 95 milioni. In più, dal 2010, era emerso anche il pericolo di un possibile fallimento della Grecia, che avrebbe comportato per il Pirellone la perdita di 153 milioni.
Entrambi i problemi sono stati oggetto di dibattito fra le parti per due anni, e alla fine istituti di credito e Lombardia hanno trovato un accordo, che si è concretizzato nell’esborso di oltre 100 milioni da parte della Regione, secondo quanto trapelato ufficiosamente dalle stanze regionali.
La trattativa è stata seguita dalla precedente giunta, poi è stata secretata, anche se si potrebbero sollevare dei dubbi sul fatto che la gestione di denaro pubblico possa far parte di un’intesa privata fra le parti. Domani tuttavia il nuovo assessore al Bilancio, Massimo Garavaglia, chiarirà in Consiglio regionale i contenuti, sollecitato da un’interrogazione dell’opposizione.
La vicenda dei titoli greci della Lombardia ha inizio nel 2002, quando il Pirellone emette un miliardo di bullet bond trentennali da un miliardo di dollari. Il contratto sottoscritto con le banche che collocano le obbligazioni è piuttosto complesso, e non in tutte le sue parti favorevole alla Regione. La Lombardia, infatti, da una parte accantona le risorse per la restituzione del bond, mentre Ubs e Merrill Lynch mettono a garanzia del fondo accantonato un sinking fund, in cui inseriscono titoli di Paesi e enti scelti all’interno di un paniere preselezionato e condiviso con la Regione. L’utilità del sinking fund è chiara: se le banche che accantonano le risorse fallissero, la Regione potrebbe prendersi il paniere di titoli. Ma se invece fallissero i Paesi di cui le banche hanno acquistato i titoli? Allora sarebbe il Pirellone a garantire le banche, pagando il corrispettivo delle mandate cedole.
Tra i vari titoli, Ubs e Merrill Lynch hanno acquistato anche titoli ellenici: fino al 2010 erano pari a 115 milioni, e successivamente sono saliti a 153. La Regione si è trovata così esposta al rischio di fallimento della Grecia, tutt’altro che remoto già nel 2011, nonostante le certezze dell’ex assessore al Bilancio Romano Colozzi, che sottolineava come la Grecia non potesse fallire. In effetti in Europa si è tentato un salvataggio del Paese, non dichiarando ufficialmente lo stato di fallimento, pur in presenza di un default tecnico.
La Regione, in ritardo, ha quindi tentato il salvataggio dei propri conti, ma con un esborso considerevole di denaro. Domani forse sarà possibile sapere qualcosa di più sugli aspetti tecnici relativi all’accordo, su cosa effettivamente è stato conteggiato dalle parti (solo i bond greci o anche i costi occulti?) e in che modo.

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