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Derivati, negli Usa scattano le restrizioni della Dodd-Frank

La “rivoluzione” sui derivati è cominciata ieri negli Stati Uniti. La riforma finanziaria Dodd-Frank, nell’adempiere a decisioni internazionali di stringere i controlli su strumenti al cuore della crisi, ha fatto scattare i primi obblighi di trasparenza e di superiori garanzie negli scambi di titoli derivati over the counter. Un universo di “swap” stimato, in tutto, in quasi 640mila miliardi di dollari.
Grandi gruppi – da banche quali JP Morgan a gestori come Blackrock e a hedge fund del calibro di Citadel – dovranno assicurarsi che le operazioni sui derivati in passato spesso condotte al riparo da occhi indiscreti abbiano adeguato sostegno in una “clearinghouse”, una camera di compensazione, capitalizzata dagli stessi grandi istituti. Gli operatori e i loro clienti avranno l’obbligo di mobilitare fondi sufficienti a coprire eventuali perdite in caso di default di uno dei protagonisti.
I nuovi sistemi sono ormai in prepazione da anni, da quando intese erano state raggiunte a livello del G20 nel 2009 e la Dodd-Frank nel 2010 le aveva recepite. L’efficacia e il coordinamento globale dei nuovi sforzi resta da mettere alla prova, ma la svolta è stata definita come il maggior cambiamento nella storia trentennale di un mercato cresciuto a dismisura. Esenti dalle nuove regole, che intendono colpire la speculazione finanziaria troppo rischiosa, rimarranno le imprese che utilizzano i derivati per semplice hedging del rischio.
Finora solo il 10% degli swap tra banche e clienti sui tassi d’interesse come anche dei credit default swap – i primi e più diffuse tipi di contratti a finire ora nella nuova rete di controlli – è passato per le clearinghouses. In particolare l’avvio è stato con gli swap su tassi in quattro valute, dollaro, euro, sterlina e yen, e contratti legati a indici nordamericani di riferimento dei Cds. Ulteriori estensioni delle norme a una gamma più ampia di derivati e di società sono in programma entro giugno e settembre imn America. L’Europa giovedì dovrebbe a sua volta muovere passi verso nuovi standard per riorganizzate le camere di compensazione anche sul vecchio continente e l’entrata in vigore è attesa entro un anno.
L’impatto sulle attività delle società finanziarie appare certo: JP Morgan e Goldman Sachs guidano un esercito di oltre 70 dealer di swap soggetto a una formale registrazione. Stando a Sanford Bernstein, i nuovi requisiti sui derivati dovrebbero ridurre di un terzo i profitti delle divisioni di trading dei principali dealer, pari a 30 miliardi l’anno. Non mancano tuttavia anche le opportunità di nuovo business per alcuni protagonisti: le grandi banche stanno sviluppando servizi per aiutare il clearing dei clienti. JP Morgan, leader nei derivati, potrebbe vedere le sue entrate limate tra gli 1 e i 2 miliardi. Ma ha aggiunto che nuove commissioni dovrebbero generare entrate per forse mezzo miliardo l’anno entro il 2015. Dal 2009 a oggi il volume di scambi in derivati tra banche e clienti transitato volontariamente per camere di compensazione è stato pari a un valore nominale di 24mila miliardi, 22mila miliardi in swap sui tassi attraverso LCH.Clearnet a Londra, 160 miliardi in Cds da Intercontinental e duemila miliardi attraverso Cme Group. Le autorità, americane e non solo, sperano che ora le operazioni in regime di trasparenza e garanzie si moltiplichino.

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