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Derivati Mps, scontro sui controlli Grilli: la vigilanza spetta a Bankitalia

Il caso Monte dei Paschi, a giudicare dalle prese di posizione – o meglio di distanza – si aggrava. Quirinale, governo e Tesoro nel tentativo di rassicurare la pubblica opinione danno segni di nervosismo, e alimentano lo scarica barile tra istituzioni. In Borsa, invece, gli operatori scaricano semplicemente l’azione, che in tre sedute ha perso oltre il 20% (l’8,19% ieri), nel venir meno della fiducia tra mercato e management.
«La situazione di Mps è nota da diversi mesi, non è un fulmine a ciel sereno», ha esordito il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, parlando a Torino dopo la commemorazione decennale di Giovanni Agnelli. «Sento dire che c’è allarme per le altre banche – ha aggiunto – ma non è che perché continuiamo a parlare di Mps e dei suoi problemi, questo voglia dire che ci siano altri istituti coinvolti ». L’ex banchiere, in passato vicino alla nomina a governatore di Banca d’Italia (ma poi Mario Draghi, diretto verso la Bce, condivise con il governo Berlusconi la nomina del candidato interno Ignazio Visco) ha ricordato: «I controlli non li abbiamo fatti noi ma Banca d’Italia che è l’unica autorità che può dare informazioni e chiarire ». Mercoledì, però, la vigilanza aveva comunicato per nota che gli ex dirigenti Mps guidati da Giuseppe Mussari – costretto alle dimissioni martedì dalla presidenza Abi – avevano occultato i dettagli delle tre operazioni strutturate su investimenti in Btp, notificate solo lo scorso ottobre e che possono costare una perdita fino a 750 milioni nel bilancio 2012. Sempre che non ci sia altro, dato che su almeno 17 dei 25 miliardi di Btp comprati a Siena sono sottostanti a derivati di copertura su tassi o finanziamenti collateralizzati. «Se la questione è grave bisogna occuparsene, ma ho piena fiducia nell’operato di Bankitalia», ha tagliato corto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E Mario Monti da Davos, nell’infuriare delle richieste polemiche del centrodestra che gli chiede di riferire in Parlamento – ieri si è aggiunto il presidente della Camera, Gianfranco Fini – ha detto: «Il governo, nella persona del ministro dell’Economia e delle Finanze, è a disposizione per riferire in Parlamento su Mps. È importante sottrarre il caso alla confusione che si sta creando per evidenti ragioni». E ha aggiunto che sul Monte «non si può parlare di fallimento della supervisione bancaria».
Sono diversi gli operatori, che ipotizzano un’azione di controllo quantomeno poco efficace della vigilanza, che a fine 2007 permise a Mps di avviare il suo calvario autorizzando l’acquisizione a 9,5 miliardi in contanti di Antonveneta, e che negli ultimi tre anni ha ispezionato Siena più volte. Ma forse, complici gli occultamenti della gestione di Mussari & Co., Bankitalia non vide tutto quel che c’era da vedere. In serata, è giunta l’immancabile precisazione del Tesoro: «Nessun attacco alla Banca d’Italia i rapporti del ministro con il governatore e l’istituto non sono ottimi, ma eccellenti».
Per non prestare il fianco alle strumentalizzazioni politiche sul “salvataggio” senese, il Tesoro ha pure emanato una nota asettica, in cui precisa che finora i nuovi Monti bond per 3,9 miliardi non sono emessi, né lo saranno prima del via libera del cda Mps e di Via Nazionale. Tra l’altro, Siena pagherà all’erario un tasso di interesse del 9% annuo e crescente, fardello pesante per la sua redditività ventura. Dal canto suo, il cda Mps, riunito ieri preparando l’assemblea che oggi voterà la ricapitalizzazione tramite i Monti bond, s’è detto «sereno e consapevole di avere avviato un percorso di discontinuitá che porterà al pieno rilancio». E ha espresso «profondo sconcerto» per «le continue esternazioni di personaggi ed esponenti politici, tese a strumentalizzare», e con «toni inappropriati che danneggiano i suoi stakeholder».

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